Bologna 17 – 18 Febbraio 2018: Il dolce siciliano è veramente “Fico”!

 

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“L’armata” dei valorosi pasticcieri siciliani dell’Associazione Duciezio stupisce ed emoziona anche il grande mondo del parco agroalimentare di “Fico”.

Il Presidente Salvatore Farina mi ricorda sempre il vero significato delle parole… “insegnare = lasciare/imprimere un segno”. Nella due giorni bolognese dedicata al dolce siciliano è accaduto proprio questo: un’esperienza che ha lasciato il segno! Arricchimento e “arricriamento” generale ci fu!!

Rappresentazioni di “antica” e moderna pasticceria siciliana si sono trasformate – grazie alla complessità del mondo Duciezio – in un autentico viaggio attraverso la storia di una regione e dei suoi riti dimenticati. Un’autentica alchimia, creata dal racconto appassionato e affascinante del Prof. Farina, dagli attenti e preziosi onori di casa dell’ormai famoso Santi Palazzolo (Pasticceria Palazzolo), dalla maestria dei Pasticceri Ducieziani nella realizzazione di dolci quasi sconosciuti, dai segreti della preparazione di questi “gioielli”, tramandati da padre in figlio, senza perdita d’intensità e identità… Tutto questo ha regalato un evento di assoluto coinvolgimento per tutti.

E fu così che sabato 17 Febbraio alle ore 18.30 lo spettacolo ebbe inizio…

– La storia di una famiglia è racchiusa nel “Mandorino”, un dolcetto profumatissimo fatto con la scorza del mandarino tardivo di Ciaculli. Nato dalla profonda conoscenza della materia e dalla “testa dura” (un mese di continui tentativi) dell’immenso Nuccio Daidone, realizzato per l’occasione dal valoroso figlio Salvatore Daidone (Daidone 1945). Utilizzo di ingredienti naturali di qualità, nessun conservante, due passioni del protagonista unite in un tutt’uno: il mandarino e il dolce. Ogni pezzo viene rifinito, uno alla volta, con un “marchio” inventato appositamente dal mitico Don Turiddu (padre di Nuccio e protagonista del libro di Farina)… quasi a voler ripercorrere con quel gesto la storia e i forti legami di questa straordinaria famiglia. Il Mandorino ha conquistato tutti… autentica esplosione di profumi e sapori di Sicilia.

– All’eroe Pippo Pirruccio (Pasticceria Caprice), accompagnato dal talentuoso figlio d’arte, non piace dimenticare i riti della sua Terra… per tale motivo si ostina a non abbandonare i suoi vecchi e pesantissimi stampi di gesso necessari per la realizzazione degli “storici” Pupi di zucchero. Durante la realizzazione di questo dolce si è creata vera suspense, perché l’unico ingrediente (lo zucchero) ha bisogno dei tuoi tempi e delle sue cure… e non ama neanche la modernità dell’induzione. Il prof. Farina ha accompagnato l’attesa per il risultato finale con il suo racconto… questa realizzazione parte infatti da una tradizione antica e poco conosciuta, un tempo i pupi venivano donati ai bambini nel giorno dei morti… Una sola parola: emozionante!

– Davide Scancarello (Tentazioni e Sapori) espone con orgoglio sul suo camice il bollino del Guinnes world record, infatti è stato uno dei protagonisti nella realizzazione della “cubbaita” più lunga del mondo – 789 metri. Iddu è un espertissimo conoscitore e realizzatore del torrone siciliano. Quello di Caltanissetta ha una lunga tradizione… e Scancarello gli dedica tutte le attenzioni che necessita: ben otto ore di cottura, l’utilizzo esclusivo di mandorle e pistacchi di Sicilia e il miele autoprodotto. Dosare i tempi di cottura regala consistenze e sapori diverse. Chi ha assistito a queste preparazioni ancora ricorderà lo scoppiettio delle mandorle a contatto con lo zucchero e il miele caldo… i profumi inebrianti sprigionati nell’aria hanno anticipato il piacere dell’assaggio di questi torroni realizzati a regola d’arte.

– La Pignolata è un dolce storico del carnevale messinese, ormai gustata ed esportata tutto l’anno. Il perfezionista Lillo Freni (Pasticceria Freni) ha osservato a lungo il padre preparare questa montagna di “polpettine” dolci fritte e ricoperte metà con una meringata bianca al limone e metà con una nera al cioccolato. Il risultato finale stupisce per forma, colori e sapori diversi. Ho lasciato il mio pasticcere di fiducia concentratissimo per recuperare innumerevoli pentole e contenitori necessari per le complesse fasi della preparazione del dolce… Perché Lillo Freni affronta la preparazione delle sue prelibatezze da vero “Dottore del dolce”… e così, come ha anche recentemente fatto a Geo, dimostra al mondo la complessità della pasticceria della città dello Stretto.

– Il Cuscus dolce al pistacchio di Raffadali è un dolce conventuale poco conosciuto al di fuori della provincia di Agrigento. E’ stato preparato magistralmente dall’onnipresente Samuele Palumbo… anima della Duciezio. Dopo aver visto e assaggiato la versione del Maestro Palumbo ho pensato: ma adesso chi glielo dice alle monache dei monasteri agrigentini che sono state largamente superate nella preparazione del loro dolce tipico?! Dalle mani del Maestro è “sbocciato” un dolce colorato, bello da vedere e dal gusto naturale ed equilibrato, il suo tocco segreto ha regalato ulteriore aromaticità a questo capolavoro. Le conchiglie ripiene… sublimi.

– Vedere la lavorazione manuale della Frutta Martorana è di per se uno spettacolo, se poi a realizzare quest’opera d’arte è il prestigiatore della pasta reale Filippo Mendolia la meraviglia è assicurata. Osservare come viene modellata e rifinita a mano, con un tocco leggiadro di “tacco e punta” di coltello lascia stupefatti. L’attenzione e la dedizione che Filippo ripone in questo dolce regala l’ammirazione anche dei colleghi esperti.

Questo e altro si è visto a Bologna… è stato come un percorso intorno alla Sicilia, che attraverso la sua pasticceria pratica l’arte del “non dimenticare”. Non solo abili professionisti del dolce ma anche persone dalle grandi qualità umane.

Confesso che dopo questa full immersion il mio pensiero è andato al robot del laboratorio di biscotti industriali di una nota marca, presente all’interno di Fico. Era lì “agile” e instancabile, con il suo braccio meccanico sfornava senza emozione biscotti, sotto lo sguardo attento dei curiosi. Però io lo so, che persino questo biscottiere senz’anima, quando avrà visto passare la “famiglia” Duciezio – “armata” di passione, antichi attrezzi del mestiere e accompagnata dal profumo di Sicilia – io lo so che questo robot tuttofare avrà avvertito nel profondo del suo cuore di ferro una sorta di tristezza, avrà preso atto dell’inutilità della propria esistenza… e sicuramente avrà pensato: minch.a che storia i Pasticcieri della Duciezio

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