Isola di Lampedusa – ai Confini dell’Emozione

Sono andato in mezzo a lu mari… ai confini dell’Europa, dell’Italia, della Sicilia e del mio continuo vagare alla scoperta dei mondi di Trinacria e dei suoi abitanti.

Volevo conoscere Lampedusa, quest’Isola troppo spesso dimenticata, questo mare e lembo di terra anticamente frequentato da pirati, da eremiti che nelle grotte professavano l’unione tra le religioni, questo luogo un tempo animato da pescatori, maestri d’ascia e da migranti… e adesso da turisti assetati di distrazioni e conquista e commercianti assetati di riscatto sociale e benessere.

Lampedusa è piena di calette meravigliose che si aprono tra la roccia tempestata di fiori viola del Limonium lopadusanus e del timo. Spiagge bianche che si lasciano accarezzare solo da un mare che lascia sempre sbalorditi per bellezza e trasparenza. L’immagine che tutti conoscono è quella della Spiaggia dei Conigli, luogo considerato tra i più belli al mondo. Quando si arriva dall’alto lo scenario è “commovente”, con questo grande scoglio in mezzo al mare che ne esalta il fascino e che la caratterizza. Un luogo unico, prezioso e che proprio per il  suo “carattere” selvaggio è un patrimonio che andrebbe salvaguardato ancor di più, anche a discapito del turismo.

Scendendo da na viuzza tutta colorata di ciuri si arriva al Santuario della Madonna di Porto Salvo: qui il vento ti porta i profumi fino a dentro la mente e ti fa riprendere subito dal torpore del sole siculo-africano. Attaccata alla roccia, con i suoi colori lucenti e il suo silenzio, ti invita a una visione più spirituale dell’Isola; semplice semplice il santuario accoglie la statua della Madunnuzza. Anche in Liguria – a Castellaro precisamente – si trova un santuario dedicato alla Madonna di Lampedusa. Sembra sia opera di Andrea Anfosso, ligure rapito dai corsari e poi fuggito proprio a Lampedusa. Si narra che rifugiatosi sull’Isola abbia utilizzato un tronco d’albero scavato e un quadro della madonna come vela per fare ritorno nella sua Liguria. Persino in Brasile si venera la Madonna di Lampedusa — protettrice degli schiavi — .

Lampedusa, che adesso appare in gran parte come un territorio arido che richiama l’Africa, un tempo era ricca di boschi e di “verde”. Era popolata da cervi, conigli, pecore, buoi e tartarughe marine. Purtroppo nel periodo borbonico l’autorizzazione allo sfruttamento intensivo per la produzione di carbone e i tentativi di rendere coltivabile il terreno ad uso dei coloni ne provocarono un progressivo disboscamento. Seguendo un percorso di 40 minuti nella vegetazione che porta a Cala Pulcino si può avere però un’idea di quella che poteva essere l’isola prima del disastroso disboscamento. Accompagnati dal volo e dal “lamento” musicale dei gabbiani, la fatica di questo magnifico percorso naturale verrà ricompensata con la scoperta di un’altra caletta incontaminata dove immergersi in acque rivitalizzanti.

La vita di Lampedusa si concentra nella grande via Roma. Chiusa al traffico si può trovare vita serale e una grande quantità di bar, ristoranti e negozietti di vario tipo: l’apericena lampedusano è da provare – ricchissimo per offerta e dall’ottimo rapporto qualità prezzo -.  Segnalo il negozio delle famose spugne di Lampedusa, un tempo attività principale dell’Isola. Visita assolutamente consigliata è quella all’Archivio Storico dell’Isola, dove visionare vecchie foto che immortalano la vita isolana e dove poter acquistare libri che ne raccontano vicissitudini, caratteristiche ed emozioni. Nella zona portuale sono presenti numerose pescherie-ristoranti, ottimi per approfittare della generosità del pescato di questi mari.

Cercando come sempre di cogliere l’essenza dei luoghi di Trinacria e dei suoi abitanti ho conosciuto tante vicende e curiosità di Lampedusa, racconti di vita affascinanti e controversi che vi farò scoprire piano piano. Il merito è della preziosa associazione Askavusa e di colui il quale è diventato una vera memoria dell’Isola: l’artista Giacomo Sferlazzo. Il suo piccolo grande mondo espressivo si trova all’interno di una grotta e si chiama PortoM. E’ un teatro? Non lo so, anche, ma non è facile definire un luogo dove un artista suona, canta, cunta, rivitalizza il teatrino dei pupi dell’isola ormai in abbandono, smuove le coscienze, espone i suoi dipinti, contiene una mostra di centinaia di oggetti dei migranti passati dall’Isola, fa conoscere storie legate all’Isola e alle tradizioni sicule. Ma questa di Giacomo è un’altra lunga storia…

Vado via da Lampedusa dopo una settimana intensa di emozioni e di sensazioni contrastanti. La bellezza delle sue spiagge e del suo mare lascia increduli, un altro gioiello di Trinacria che amplia la varietà e la diversità dell’Isola delle Isole. Proprio come la Sicilia si porta addosso oltre al fascino anche le sue contraddizioni. A Lampedusa non si nasce più, non c’è un ospedale e non ci sono più le figure quasi “mitologiche” come quelle dell’ostetrica Adelina o della Za’ Lisa… per partorire adesso si è costretti ad andare a proprie spese ad Agrigento. Al porto non si alza più il concerto di “percussioni” dei maestri calafatai che per ore lavoravano alle barche da pesca, e i bambini su quelle barche giocavano e sognavano. Non si pratica quasi più la pesca delle spugne, un tempo attività principale dell’Isola. Lampedusa è andata avanti, è cresciuta, i suoi abitanti hanno però mantenuto quell’istinto innato dell’accoglienza. Adesso è importante tramutare l’opportunità data dall’apporto economico che il turismo porta con sé in una maggiore qualità dei servizi per i suoi abitanti. Va ricercata una tutela e una cura maggiore del territorio, delle strade, del verde, accompagnata da una seria raccolta differenziata dei rifiuti. Crescere e non dimenticare… Lampedusa e i lampedusani  non devono mai dimenticare il carico di vita che si portano addosso, la loro storia fatta di mare, fatica e accoglienza; ricordino sempre che vivono in una perla preziosa di Sicilia incastonata in un mare di storia. Un’isola così bella che non può essere né avamposto militare né luogo d’affari, ma può e dev’essere solo luogo di sogni, condivisione, natura e cultura. Lampedusa… ai confini dell’emozione.

 

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