Don Minico e la Pagnotta alla Disgraziata

DSCF8952

Oggi – 1 Maggio – festa dei lavoratori e anche giornata di tante scampagnate, voglio ricordare sia l’uno che l’altro aspetto, raccontando la storia di un grande lavoratore, di un simbolo e di un luogo d’incontro: lui è Don Minico, il simbolo è la “pagnotta alla disgraziata”, il luogo d’incontro è quello dei colli San Rizzo a Messina!

Mentre in America nascevano quelle che sarebbero diventate famose paninoteche sparse in tutto il mondo, nel frattempo, tra i colli messinesi, un ragazzo con una pesante cesta di pane sulle spalle, macinava chilometri e chilometri a piedi per portare il pane appena sfornato dal Villaggio di Gesso fino a Messina. Quel ragazzo si chiamava Domenico Mazza – classe 1921 – e attraversava i Colli San Rizzo ripercorrendo gli antichi sentieri dei Vespri siciliani.

DSCF8969-2

A quei tempi,  per la gente proveniente lato Milazzo per andare a Messina – e viceversa –, un punto di sosta era la località delle “Quattro Strade” nei colli messinesi. Proprio là, dopo un primo periodo in cui con una “carrittedda” vendeva gazzose fresche, nascerà il mito di Don Minico e della sua “curativa” Pagnotta alla Disgraziata.

Partì quindi con niente il giovane padre Domenico Mazza, armato solo di fatica e ferrea volontà di sfamare la famiglia… quel niente però ben presto si trasformò in una carretta con le gazzose, successivamente in una baracchetta in legno, per poi diventare quella che è stata ribattezzata dal figlio Paolo come la “Casa di Cura di Don Minico”.

A volte si sente dire: “la vita mi ha fatto un brutto scherzo”; bene, nel caso di Don Minico invece è lui che ha fatto uno scherzo che gli ha trasformato la vita… e in meglio. Mi riferisco all’episodio divertente che diede il via alla vendita di una famosa pagnotta cunzata di ogni ben di Dio”. Perché il passaggio dalla vendita di gazzose alla vendita del pane alla “disgraziata” è nato proprio da uno scherzo, raccontato nei particolari sul loro sito ufficiale. In sostanza, rimanendo appostato tutto il giorno alle Quattro Strade, il pranzo di Don Minico era costituito da una grande pagnotta, che la moglie “Donna Razia” arricchiva con vari prodotti sott’olio da lei preparati. Queste pagnotte venivano condivise spesso con vari operai della forestale, cacciatori e autisti di passaggio. Era difficile resistere alla bontà di quel pane così ricco di condimento, così capitava spesso che gli amici ne approfittassero un po’ troppo, lasciando con la fame il povero Don Minicu. Un giorno però Domenico decise di “vendicarsi” di questi amici, simpatici ma troppo golosi, e inserì un intero peperoncino piccantissimo all’interno di un pezzo di pane. Il malcapitato cacciatore, con le lacrime agli occhi per la piccantezza del boccone, rivolse a Don Minicu la ormai celebre frase: Minchi@ Minincu! Mi futtisti! Stu pani è disgraziatu comu a ttia!

Da allora, per tutti i messinesi, Domenico Mazza diventò “Don Minico” e la sua “pagnotta alla disgraziata” un vero e proprio simbolo – o must come dicono gli “nglisi –. Insomma una vera delizia carica di sapori e genuinità che riuscì a mettere d’accordo proprio tutti: ricchi e poveri, intellettuali e operai, vecchiareddi e figghiuleddi, uomini e donne, turisti e viandanti. Quell’incrocio immerso nel verde delle “Quattro Strade” è diventato così un luogo prediletto per scampagnate e soste di gusto per famiglie, amici, coppiette, escursionisti; al fresco dei colli messinesi quella sosta da Don Minico è stata – ed è tuttora – fonte di spensieratezza e allegria, ma nello stesso tempo di ritrovato contatto con la natura.

Così la “Casa di Cura Don Minico” si è trasformata in un vero luogo d’incontro appena “fuori porta” per tutti i messinesi. La Pagnotta alla Disgraziata nel frattempo ha ricevuto anche il titolo di “Prodotto Tradizionale Nazionale”  e riconoscimenti internazionali. Questo pane condito con sott’oli sublimi, formaggio dei Peloritani, salame locale e un misto d’aromi – dall’alloro al finocchietto, dal cappero al peperoncino – ha regalato gioia semplice ad un’infinità di persone. Ci sarà sempre un messinese, che in una bella giornata di sole siciliano, tirerà fuori il lampo di genio con la frase: che facciamo, “nchianiamo” da Don Minico? Perché a Messina non si va da qualche parte, ma perennemente si “nchiana” e si “scende”, così come nella vita.

Oggi sotto la “direzione” del figlio Paolo e dell’intraprendente nipote Domenico prosegue e si amplia l’operato di Don Minico. Ormai quella che era partita come una baracchetta in legno è diventata oltre che un punto di ristoro anche un’azienda agricola biologica e vitivinicola, con grande offerta di prodotti di qualità e spirito d’iniziativa. E’ stato creato anche un “Ecomuseo del Gusto” nel Villaggio Gesso come luogo d’incontro della cultura enogastronomica, ma anche rivolto alla didattica e alla conoscenza delle tradizioni locali.

Se fossi un tour operator di Messina sicuramente metterei tra le mete assolutamente da visitare i Colli San Rizzo. Un percorso nei Monti peloritani che culmina a 1127 metri di altitudine, nella piazzetta mistica del Santuario di “Dinnammare” – o ‘Ntinnammari –. Qui dopo una preghiera all’interno del piccolo santuario si rimarrà assorti per diverso tempo a contemplare la vista su tutto lo Stretto di Messina da un lato, e fino a Milazzo e alle Eolie dall’altro. Dal 3 al 5 agosto si celebra una festa in onore della Madonna di Dinnammare; l’icona viene portata in processione presso il santuario e in quella notte i vecchi sentieri vengono ripercorsi a piedi dalla città fino in cima. Subito dopo, lasciata questa meraviglia della vista dei due mari, il piacevole fresco dei colli – che di fatto è un “polmone verde” a due passi dal centro di Messina – vi stimolerà immancabilmente la fame e allora diventerà imperdibile una sosta alla “Casa di cura di Don Minico” per completare la terapia rigenerativa!

Una cosa però ci manca adesso, soprattutto a noi Messinesi già maturi… ed è la figura stessa del piccolo grande Don Minico. Accoglieva sempre tutti con allegria e semplicità, nel suo sguardo portava i segni della fatica ma anche la felicità di chi aveva costruito dal nulla qualcosa di bello… e buono. La sua presenza riportava anche noi ragazzi proprio alla genuinità delle cose, ad una vita che non c’è più… davanti a Minico si annullavano le differenze, perché tutti avrebbero avuto quelle poche lire per condividere un pezzo della sua pagnotta e “menza” birra e na’ gazzusa.

Il 1 Maggio voglio ricordare Don Minicu e la sua “pagnotta alla disgraziata”, delizia e ristoro di tante scampagnate e simbolo di quel ragazzo che tanti anni fa partì a piedi, con una cesta di pane sulle spalle, percorrendo chilometri e chilometri nell’antica via dei Vespri Siciliani…

p.s. fonte sito ufficiale http://www.donminico.com/  e anni di esperienza personale.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...