Il Monastero, Il Santo, L’Istituto Agrario e Il Faro Doc – Una Lunga Storia Intrecciata

Cos’hanno in comune un antico monastero, un’enoteca provinciale, un istituto agrario e un vino doc? Molto, perché incredibilmente queste realtà si trovano tutte nello stesso luogo: su una collina adagiata sorniona a godersi la vista dello Stretto di Messina.

Questo viaggio particolare che vi propongo parte proprio dall’antico edificio del Monastero di San Placido Calonerò. Il monastero benedettino ha origini del 1376, ma vi assicuro che a ricercarne i collegamenti storici si spalanca un mondo affascinante sulle vicende di Messina. Una storia che ci riporta indietro fino al 535 d.c., quando il giovane monaco Placido – figlio di un patrizio romano e di una nobile messinese – venne mandato a Messina per fondare il primo monastero dell’Ordine Benedettino di Sicilia, con annessa la chiesa di San Giovanni di Malta. Una storia che ci fa incontrare persino il terribile pirata “Mamuca”, che al comando della sua flotta sbarcò nella vicina Acqualadroni. Mamuca punì il rifiuto di Placido di rinnegare la propria fede ordinando ai suoi prima che gli fosse tagliata la lingua e successivamente che fosse trucidato insieme ai suoi fratelli e ad altri trenta monaci. Proprio al seguito del ritrovamento del suo corpo – nei pressi della Chiesa gerosolimitana e palatina di San Giovanni di Malta nel 1588 San Placido fu proclamato primo patrono di Messina. Una storia, quella dei monasteri benedettini messinesi, che si ricollega anche all’ordine cavalleresco cristiano dei Cavalieri di Malta*, … insomma una storia complicata e ricca di misteri, da approfondire in un capitolo separato, e che sono sicuro pochi messinesi stessi conoscono.

“La trama intrecciata è” – diceva mia nonna –, meglio ritornare al presente e all’attuale struttura del monastero di San Placido Calonerò. Il monastero presenta diversi segni del periodo medievale: visibili nel portale d’ingresso settentrionale, in una cappella con volta a crociera e in un locale annesso alla chiesa, degli inizi del 400. La parte rinascimentale è invece composta dai due magnifici chiostri con 28 colonne, di cui uno reso più affascinante da un bellissimo tempietto, situato nel suo centro. Il portale di ingresso al refettorio porta un busto di Carlo V e l’iscrizione latina che ricorda la visita dell’imperatore. Nel 1866 le leggi determinarono l’abolizione degli ordini monastici e il convento venne confiscato dallo Stato. Dopo un trentennio di utilizzo come colonia penale, l’amministrazione Provinciale nel 1898 acquistò il Monastero con la destinazione d’uso perpetua dell’istruzione agraria.

Istruzione agraria che, anche in un periodo in cui la tentazione di “bere per dimenticare” potrebbe essere forte, a me invece fa venire voglia di “bere per ricordare” – responsabilmente –. Questa “contro-tendenza” l’ho acquisita proprio dopo diverse visite a San Placido, presso l’Istituto Agrario Cuppari e l’adiacente Enoteca Provinciale di Messina. Le sedi, come dicevo in precedenza, si trovano nella stessa struttura del monastero – seppur totalmente indipendenti tra loro – e godono di una vista poetica su vigneti e mare; panorama che con il variare delle stagioni sfoggia tutte le combinazioni di verde e di blu, tutte le sfumature di mare e di cielo, di collina e di campagna… una meraviglia che il territorio dello Stretto di Messina può regalare.

Quella dell’Istituto Agrario Cuppari in passato è stata una realtà ampiamente sottovalutata, anzi, da molti addirittura quasi derisa… qualche decennio fa quasi tutti si vedevano rivolti verso stili di vita “futuristici” e consumistici (come se natura e cibo sano fossero cose superate a cui poter rinunciare). Adesso invece il futuro si costruisce proprio in luoghi come il Cuppari, soprattutto per realtà come quelle della Sicilia, con un vastissimo e variegato territorio, e con un patrimonio incredibile nel settore agroalimentare e vitivinicolo. Il Cuppari ormai si può definire un vanto per la città, perché qui si produce persino il vino San Placido “Faro” Doc. Pertanto il concetto di scuola-lavoro raggiunge la sua migliore rappresentazione, così l’aspetto didattico si coniuga alla realtà aziendale, trasmettendo agli studenti elementi sulle reali potenzialità del territorio e basi per approcciarsi a produzioni di qualità, con le difficoltà aziendali di chi opera in un libero mercato. Un esempio virtuoso che ha avuto anche risonanza nazionale… ma ricordiamoci sempre che le cose non si cambiano dall’oggi al domani, bisogna crederci molto e dedicargli anni e passione.

Ho sempre notato un attaccamento particolare degli studenti dell’Istituto Cuppari… compreso quello di un mio grande amico che l’ha frequentato in passato. Infatti, un giorno che decidemmo di “balzare” entrambi la scuola, mi portò proprio a vedere l’istituto e i campi coltivati dagli studenti. Un’idea alquanto azzardata per due ragazzi che all’insaputa delle famiglie quel giorno avevano deciso di non entrare a scuola… e infatti non fini proprio benissimo: il vecchio preside del Cuppari, riconoscendolo da lontano, si affacciò dalla finestra e iniziò a urlare richiamando severamente il mio bizzarro amico, che nel giorno in cui decise di non entrare a scuola non riuscì però a stargli lontano 😊 Un episodio privato che è rimasto impresso nei nostri ricordi, come uno tra quelli più divertenti che ci raccontiamo nelle nostre rimpatriate.

Salutato l’Istituto Cuppari e i nostri ricordi ci spostiamo di dieci metri fino all’Enoteca Provinciale di Messina, che è uno spazio che si trova sempre nello stesso edificio ma con entrata indipendente rispetto all’Istituto agrario. L’ente è impegnato in un’attività promozionale volta a sviluppare opportunità, ma anche attenta a chi vuole percorrere un “cammino” nei sapori e nei profumi di questa “striscia” di terra. “Il percorso museale del vino dell’olio” è una sorta di viaggio dei sensi nell’arte culinaria mediterranea e in quella delle terre dei vini DOC messinesi, giungendo sino alle ceramiche artistiche di Santo Stefano di Camastra, e approfondendo la conoscenza dei prodotti unici degli agriturismi della provincia peloritana. Si cerca pertanto di sviluppare progetti, eventi e collegamenti virtuosi tra varie realtà del territorio.

Mi chiedo: a San Placido Calonarò la città di Messina potrebbe immaginare e fare di più? Penso di sì e anche tanto! Il panorama è divino, con i suoi terrazzamenti sullo Stretto è veramente pazzesco!! Io m’immagino spesso seduto là, con quella vista, un vecchio tavolino in legno… con un pezzo di formaggio Maiorchino dei Peloritani, quattro olive cunzate, un olio buono della Valdemone, due fette di pane di grani antichi, un bicchiere di vino Faro doc e un cuntastorie che mi trasporta con un racconto di Sicilia, nelle vicende di San Placido e del terribile pirata “Mamuca”. Ditemi voi se non sarebbe il sigillo di una giornata memorabile per qualsiasi visitatore o turista…

Un percorso di bellezza, beatitudine, conoscenza e arricriamento, che quindi comprenderebbe la visita al Monastero e ai suoi chiostri, alla cantina e al laboratorio del vino, all’Enoteca, ai campi vitati vista mare e alle serre coltivate dai ragazzi diversamente abili, alla scoperta del lavoro dei contadini e dei produttori di grani antichi di Pezzolo e San Stefano Briga – come quelli, per esempio, della “Terra di Santo Stefano” –. V’immaginate anche voi là… vero?!

Un percorso vario e di sicuro interesse che potrebbe occupare intere giornate… pertanto, prima di iniziarlo, io consiglio sempre di prendere una carica di energia e buon umore mangiando una granita con panna nella vicina Briga marina. In futuro vorrei veramente che andasse “Tutto Stretto”… e non per le granite mangiate, ma nel senso “tutto Stretto di Messina”: un luogo anticamente mitico ed esaltato, ma oggi probabilmente uno dei più sottovalutati e meno valorizzati al mondo dall’uomo.

Invece mi chiedo cosa c’entri la famosa scrittrice Simonetta Agnello Hornby con il Monastero di San Placidò Calonarò… Ancora non lo so, ma una cosa è certa: recentemente la scrittrice stranamente ha fatto visita al Monastero, accompagnata anche dalla titolare della storica libreria Bonanzinga. Seguendo un po’ il percorso della scrittrice nell’Isola negli ultimi tempi mi viene da pensare a un prossimo libro che abbia un collegamento con i monasteri siciliani, ma chissà…

Vi lascio con queste notizie, riflessioni e immaginari scenari futuri… io per il momento mi dovrò limitare a sognare di essere seduto là, fuori dal Monastero di San Placido Calonarò, seduto a godermi il panorama e ad immaginare la beata vita dei monaci benedettini o degli studenti… magari continuando a “bere per ricordare” e a riflettere su storie e detti siciliani sempre preziosi, quegli degli antichi… “U sapiri è megghiu di l’aviri”… oppure “Si voi saluti e ciriveddu finu: pani, olio, furmaggiu frisco e un cocciu di vinu”… o ancora “Leggi comu s’avissi campari pì sempri”…

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