A Scicli Montalbano non c’è più… ma rimane la smania di ritornarci e viverla, per incontrare tutti gli altri personaggi che la rendono unica da sempre. Ci sono i mascheroni che ti “babbiano” dall’alto, e poi c’è il raro “Cristo in gonnella”. Ci sono i dipinti di quel “Gruppo di Scicli” guidato dal maestro Piero Guccione – a cui mi sono avvicinato grazie a un pregevole lavoro editoriale donatomi dal fotografo-editore Alessandro Mancuso – che mi raccontano la storia di un gruppo di artisti che hanno messo un luogo – e la sua luce – al centro della propria vita e della propria arte .
Ci sono le chiese barocche, i balconi torniti, i palazzi nobiliari e le antiche farmacie. C’è il commissariato più famoso d’Italia e c’è il mare di Donnalucata, Cava d’Aliga e Sampieri.
A Scicli bisognerebbe fermarsi almeno sei mesi per capirci qualcosa. Per conoscere l’Uomo vivo – detto U Gioia –, l’unica Madonna a Cavallo, la Cavalcata di San Giuseppe e tutte le specialità che si preparano durante le feste.
In una bella piazza di Scicli c’è il Museo d’arte contemporanea Macc, ospitato all’interno del seicentesco ex complesso del convento del Carmine. Al Macc l’associazione Sikarte ha realizzato una mostra degna di nota su De Chirico. Le opere dell’artista parlano da sé, ma nella ideazione e realizzazione di questa mostra si è fatto ancora di più, mettendo a dialogo i dipinti di De Chirico con le immagini immortalate da grandi fotografi (tra tutti cito quelle uniche sul territorio siciliano di Giuseppe Leone).
Presso il Palazzo Beneventano, a sorpresa, si trova l’affascinante piccola stamperia d’arte “Amenta incisioni”. Loredana Amenta, dopo un lungo percorso di formazione e perfezionamento, è tornata nella sua Scicli per compiere il rito quasi perduto di incidere e stampare artigianalmente.
Un giorno mi è venuto il desiderio di tornare indietro nel tempo, allora ho preso un ape-car calessino e mi sono recato al lido Spinasanta, in un divertentissimo percorso con marce inserita a fatica e qualche accelerata a vuoto. Là ho incontrato l’amica scrittrice-cuoca-food blogger-traduttrice e chissà cos’altro Roberta Corradin, che in “Piovono Mandorle” e “Cannoli Siciliani” molto ha raccontato del territorio sciclitano. Tra il vento sollevante e l’onda lunga abbiamo ripercorso le ultime evoluzioni della sua movimentata vita. Con un pizzico di fortuna potreste vivere un’esclusiva food experience nella ormai famosa casetta di campagna.
A Scicli il mare e la campagna si abbracciano e creano idillio, così come il polpo alla piastra col macco di fave e finocchietto o i tenerumi con le cozze.
E se tra le casette basse con le persiane socchiuse del lungomare di Donnalucata potreste incontrare persino qualche Svidisa in visita da queste parti, c’è da domandarsi cosa collega la California a Donnalucata… Se volete scoprirlo dovete andare nel paradisiaco Poggio Leano Resort per conoscere la lunga storia di una famiglia che ha rivoluzionato la propria esistenza e ha valorizzato i luoghi.
Da anni conosco il fare di Enrico Russino … e confermo che è un’esperienza da vivere con tutti i sensi quella a “Gli Aromi”. Il giorno dell’evento al quale ho partecipato, era presente anche Luca Modica, persona squisita nonché patron di Birra Tarì di Modica, che rappresenta uno dei primi birrifici artigianali siciliani, con la capacità di trasmettere nelle proprie birre proprio i sentori dell’Isola (vedi la Trisca, la Bonajuto, la Malvarosa…). Persone da tutto il mondo giungono agli Aromi. Dopo aver seguito il percorso spettacolare di Enrico, aver annusato e respirato profondamente gli aromi, essersi seduti a tavola a degustare le delizie di Rita, state certi che giungerà un incredibile tramonto sulla costa ragusana , che farà capire a tutti di essere nel posto giusto.
Alla fine di questo ennesimo viaggio a Scicli devo confermare ancora una volta che nella mia vacanza la differenza l’hanno determinata sempre realtà e persone che si alimentano della unicità di un territorio e vi restituiscono qualcosa.
Col pensiero ritorno in quei luoghi, mi rivedo sull’ape-car, poi bagnato dall’onda sulla battigia color oro e ancora a sorseggiare una birra fresca davanti a un tramonto coloratissimo e mi dico – parafrasando il grandissimo cantautore lampedusano Giacomo Sferlazzo – “ma che smania di vivere ho” in quei momenti…




