La Sicilia abbraccia il Sud America con la sua “dolce” festa dei morti.

In Sicilia – sembrerà strano – la vera festa un tempo era quella dei Morti, tra l’1 e il 2 Novembre. Nell’Isola al soprannaturale e al mistero si crede fin troppo ma alle minchi@te no; i bambini dovevano ricevere i regali dai parenti defunti, perché Babbo Natale e la Befana è noto che fino a qualche decennio fa non erano grandi frequentatori dell’Isola… da noi slitte, scope che volano, renne e abiti pesanti non sono credibili, non c’appartengono.

Anche se il “marchio” di Halloween prende terreno e cancella le nostre tradizioni, ancora oggi molti bambini in Sicilia ripetono un rito antico, nobile e pieno di significato: la sera del 1 Novembre recitano una preghiera per chi non c’è più e lasciano in un angolo della casa un piccolo pensiero per loro – anche solo un bicchiere d’acqua per dissetarli dopo il lungo viaggio dall’aldilà -. Nottetempo, casa per casa, puntualmente i parenti defunti ricambiano il pensiero dei bambini, facendogli trovare al loro risveglio giocattoli e dolci, in segno di riconoscenza e affetto – simbolo di un legame che continua oltre la morte -. Lo scopo in fondo è sempre stato quello di rendere lieto anche un giorno che per i bambini potrebbe essere estremamente pesante, ma soprattutto è un modo per creare un legame spirituale positivo tra i vivi e i morti, per viverlo senza paura.

Il modo particolare di festeggiare la ricorrenza del 2 novembre ci accomuna a paesi come il Messico o il Perù: in altri luoghi il 2 novembre si commemorano i defunti, mentre per noi la commemorazione si mischia al festeggiamento. Pensate che un tempo anche in Sicilia – così come avviene in questi luoghi lontani – il 2 novembre si usava addirittura banchettare nei cimiteri*, accanto ai propri cari estinti… poi la chiesa e il buon costume vietarono questa particolare pratica. Questo perché in Sicilia la vita e la morte hanno sempre avuto un legame profondo, la spiritualità e la “memoria” per noi sono cosa seria… i legami familiari non si dimenticano. Ecco perché questo giorno non viene vissuto con paura o tristezza ma al contrario come una sorta di incontro tra vivi e spiriti cari, una grande festa che unisce due mondi paralleli.

In Terra di Trinacria è imprescindibile il binomio Festa = Dolci! Un tempo, quando le possibilità economiche erano minori, i regali erano rappresentati solo dai dolci tipici del periodo: tra tutti Frutta Martorana, Pupi di zucchero (Pupaccena) e Ossa dei morti. I Pupi di zucchero erano nello stesso tempo un dolce e un giocattolo; il prof. Farina (presidente dell’Associazione pasticceri Duciezio) racconta che esisteva addirittura un metodo per mangiarli: si iniziava sempre dalla parte posteriore, così facendo si lasciava intatta per più lungo tempo possibile la bellezza del “giocattolo”. Proprio di recente ho potuto assistere alla difficile preparazione dei Pupi di zucchero, realizzati come un tempo da alcuni “eroi” della Duciezio (vedi Pippo Pirruccio della Pasticceria Caprice), utilizzando vecchi stampi di gesso pesantissimi. Ossa dei morti… un nome un po’ inquietante per un dolce di forma e gusto particolarissimi. Occorrono diversi giorni di lavorazione e riposo per poter ottenere l’aspetto e sapore finale del dolce – aroma di chiodi di garofano e cannella prevalgono su tutto -. La Frutta Martorana è ormai diventata un dolce simbolo, per questo si può trovare in tutti periodi dell’anno. C’è frutta e frutta però, c’è chi ne ha fatto un’autentica arte, solo i pasticceri più bravi riescono a mantenere l’equilibrio dei sapori, a lavorarli anche manualmente senza utilizzo di stampi e soprattutto utilizzando materie prime naturali. I pasticceri dell’Associazione Duciezio mi garantiscono sempre altissima qualità e rispetto delle tradizioni… vedi la frutta con “ripieno” della Pasticceria Freni di Messina.

Ripenso ancora con emozione alle mie feste dei morti di quando ero piccolo… le strade piene di bancarelle, le vetrine delle pasticcerie e dei panifici colorate da infiniti dolci tipici, il profumo di mandorla, chiodi di garofano e cannella che “invadeva” le strade, la trepidante attesa fino a tarda notte – senza però mai riuscire a incontrare i parenti nel momento del “lascito” dei doni – il gioioso risveglio. Non so per quanto tempo ancora resisterà la nostra festa dei Morti sicula… ma fin quando anche solo un bambino  ripeterà questo antico rito e fin quando un vecchio lo ricorderà con gioia, allora ci sarà anche qualcuno come me che continuerà a raccontarlo.

* fonte “Dolcezze di Sicilia” di Salvatore Farina

p.s. Dedicato ai miei Nonni e a te caro Pippo… mi mancherai!

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Salvatore Farina ha detto:

    Gran bell’articolo: bravissimo Fabio! Si legge con la testa e con il cuore: gli stessi organi che hai utilizzato tu per realizzarlo. Complimenti!

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    1. raccontodisicilia ha detto:

      Grazie di cuore… e anche di testa! L’Associazione Pasticceri Duciezio, il tuo libro “Dolcezze di Sicilia e le tue parole sempre preziose sono una fonte d’ispirazione e conoscenza insostituibile.

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  2. rosalbataibi ha detto:

    Bellissimo articolo! Il connubio fra la nostra festa e quella sud-americana de “los muertos” è davvero interessante!

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    1. raccontodisicilia ha detto:

      Grazie! Questo connubio l’ho scoperto pochi mesi fa, proprio parlando con un Peruviano… è stato emozionante per entrambi – seppur in condizioni e distanze diverse dalle rispettive terre d’origine – ritrovare questa corrispondenza nel modo di vivere alcune feste. Il suo viso si è illuminato ripensando alla sua Terra e trovando questi collegamenti tra Sicilia e Perù. Si è stupito scoprendo le particolari celebrazioni in Sicilia di varie feste come quelle dei morti, la settimana santa, Santa Lucia o le tavolate di San Giuseppe… è stato un “abbraccio” inaspettato tra due Terre così lontane.

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      1. rosalbataibi di Sole di Sicilia ha detto:

        Penso sia una corrispondenza fra due culture latine, che oramai nei tempi moderni sembrano lontane anni luce, ma si fondano su una visione della vita (e del suo opposto appunto) molto simili

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  3. amleta ha detto:

    Quando qui parlo dei taralli tutti pensano subito a quelli pugliesi. Ed io cerco di spiegare che invece nel paese dei miei nonni i taralli sono dolci con la glassa sopra, deliziosi. E gli “ossa di morti” anche quelli ancora più buoni e pericolosi per i denti perchè sono duri. Ma che ne sanno qui di tanta bontà! 🙁

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    1. raccontodisicilia ha detto:

      La cosa che mi piace dei dolci siciliani è proprio questa… dietro ci sono sempre delle storie da raccontare, dei ricordi… e proprio per questo non “muoiono” mai.

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