La “luce” e i segreti di Villa Piccolo e Ficarra

I giorni della luce fragile… oh non li richiamare, non li muovere, anche il soffio più timido è violenza che li frastorna… e sono oltre le strade, oltre i ritorni, ancora i giorni della luce fragile, i giorni…” – da “I Giorni” di Lucio Piccolo di Calanovella.

Un giorno di Maggio mi sveglio, mi vesto e parto in solitaria come i pazzi verso Capo d’Orlando… non né ricordo bene il motivo, probabilmente richiamato dalla poetica “luce fragile” della primavera sicula. Sulla baia di San Gregorio – quella di “Sapore di mare” – desideroso di vita e di scoperta ho goduto di pensieri, di brezza marina e di colori indescrivibili. Successivamente sono andato alla ricerca dei famosi segreti della preziosa Villa Piccolo ed ho conosciuto il fascino di un piccolo borgo nei Nebrodi, dal nome che ricorda un famoso attore comico siciliano.

Eccomi alla misteriosa Villa Piccolo, adagiata nella sua penombra su un poggio che domina Capo d’Orlando. Adesso è una casa-museo gestita con grande passione – e non poche difficoltà – dalla Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella. Superato un rigenerante giardino d’aranci la Villa appare quasi con discrezione, immersa in un delizioso parco. Procedendo ho potuto ammirare un giardino tropicale, pini, bouganville e diverse piante rare. Una volta attraversato uno splendido pergolato di glicine ecco manifestarsi il famoso “cimitero dei cani”…  esiste davvero! Tutti gli amatissimi amici a 4 zampe di famiglia hanno avuto degna sepoltura in questo splendido luogo con vista sulle Isole Eolie.

Villa Piccolo risale ai primi del 900 ed è una dimora non particolarmente sontuosa, contiene però oggetti particolarissimi e di pregio provenienti da varie parti del mondo. Alcuni componenti rappresentano per quei tempi anche l’avanguardia tecnologica, come quello che Lucio chiamava “la discoteca”: un mobile unico contenente televisore, giradischi, radio e grande altoparlante (la foto rende più delle parole). Mi ha incuriosito molto anche una cassaforte dalla serratura inespugnabile o dei mobili con piccoli cassettini segreti. Ancora più strano è ritrovare il posto a tavola ancora apparecchiato di “maman” (la mamma dei Piccolo). I fratelli vollero mantenere quel posto sempre così, anche dopo la morte della povera mamma. Poi ancora un fortepiano, libri, quadri e altri oggetti bizzarri mai visti prima.

La storia della famiglia Piccolo di Calanovella è particolare. La principessa Tasca Filangeri di Cutò – ferita nell’orgoglio dopo la fuga del marito con una ballerina – decise di lasciare la vita mondana di Palermo per ritirarsi con i tre figli nella tenuta di Capo d’Orlando. Da quel momento impose vita austera e riservata a se stessa e ai suoi tre figli.

Casimiro era appassionato di esoterismo, fotografia e pittura. Gli ospiti lo vedevano arrivare solo nel tardo pomeriggio, sempre impeccabile nell’abbigliamento e appena rasato… la verità è che era solito dormire di giorno e nel pomeriggio si preparava per affrontare la lunga notte, vagando per la Villa alla ricerca degli spiriti del luogo. Al pian terreno della villa adesso si trova una bella raccolta di sue foto e diversi dipinti davvero particolari.

Giovanna era una grande appassionata ed esperta di botanica ma anche di cucina. Con grande dedizione ha creato e curato lei stessa meticolosamente il magnifico giardino della villa. Molto riservata e timida, di altissimo livello culturale, legata tantissimo alla madre dopo la sua morte la sostituì nella gestione della casa e dei beni familiari.

Lucio era un vero poeta… scriveva e distruggeva di continuo. Grandissimo conoscitore di letteratura e poesia ma anche compositore musicale. Era ghiottissimo non solo di letture ma anche di gelati e granite. Indimenticabili le sue fughe in moto con pantaloni alla zuava alla ricerca dei migliori gelati della zona; per le granite invece si affidava ai cuochi straordinari di famiglia. Di tanto in tanto riceveva visite da personaggi illustri della letteratura, tra i tanti passati dalla villa ritroviamo anche Quasimodo, Sciascia e soprattutto l’amico Vincenzo Consolo. Pochissime e introvabili le pubblicazioni delle sue poesie, tra queste si ricordano maggiormente “I canti Barocchi” – una raccolta di liriche considerate di altissimo livello -.

Un altro frequentatore della Villa era l’illustre cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Soggiornava spesso a Villa Piccolo e dalla finestra della sua camera poteva ammirare l’Isola di Salina – fu proprio questa visione ad ispirargli il nome del Principe del suo famoso capolavoro “ll Gattopardo” -. Era felice di frequentare la casa dei cugini, sia per l’atmosfera famigliare che vi respirava che per gli infiniti scambi intellettuali con il cugino Lucio. Sembra che fosse sensibile anche alle pietanze sublimi che si gustavano in  casa. Memorabile la lettera in cui descrisse alla moglie il menu di una cena nella Villa: lasagne col sugo di carne trita e ‘ricotta’; ‘Vol au vent’ di pasta sfoglia con aragosta e latticello di pesce; cotolette panate con patate alla crema, piselli al prosciutto e una straordinaria torta su ricette di Escoffier: pasta sfoglia, crema molto leggera e ciliegie candite”.

Non ditemi niente, sogno di mangiare il ‘Vol au vent’ di pasta sfoglia con aragosta e latticello di pesce e la straordinaria torta”. A proposito di prelibatezze, anche voi a questo punto vi starete chiedendo: ma alla fine del percorso nella villa e nella storia di questa famiglia, dove si può soddisfare la fame lupigna che puntualmente si scatena in giornate perfette come queste? Lucio Piccolo può aiutarci: la risposta è Ficarra! Non mi riferisco al famoso attore comico siciliano, intendo il delizioso borgo sui Nebrodi che si trova poco lontano da Capo d’Orlando. Lucio era molto affezionato a questo luogo, vi trascorreva il tempo che poteva.

Lascio così Villa Piccolo, emozionato per la conoscenza di questo luogo e della storia di questa straordinaria famiglia… sazio di conoscenza ma affamato di cucina sicula. Quattro curve in mezzo al verde – ma facciamo anche 8 o 16 – ed eccomi arrivato a Ficarra! Mi ritrovo subito in una piccola e affascinante piazza, con chiesetta del XI secolo annessa. Proprio qui c’è un posticino in cui chiunque potrà trovare soddisfazione e buon cibo, parlo del ristorante “La Badia“: location spettacolare, atmosfera piacevole, accoglienza sicula ma professionale, prodotti del territorio preparati da mano sapiente, prezzi alla portata di tutti.

Questi piccoli borghi, sospesi tra presente e passato, ultimamente mi affascinano moltissimo… non resisto alla tentazione di incamminarmi per vicoletti e scalinate, che so che quasi sempre mi riserveranno belle sorprese. Così ho fatto anche a Ficarra, per me è stato amore a prima vista. Camminando ho trovato la casa in cui ha dimorato per alcuni mesi Giuseppe Tommasi di Lampedusa, la Chiesa madre dalle colonne e portali spettacolari, palazzi storici, dimore d’epoca in recupero, musei e fontane. Particolari sono anche delle statue a grandezza d’uomo disseminate per il paese, due di queste rappresentano proprio Lucio Piccolo e Giuseppe Tomasi di Lampedusa, più distanti quelle del campiere e dell’emigrante.

Anche dal punto di vista naturalistico la zona merita molto: siamo a circa 460 metri sul livello del mare, in posizione ridente tra ulivi e boschi di nocciole. Nel passato tra le attività praticate, fiorente era la tessitura e la lavorazione del baco da seta… ciò significa che questa è anche terra di gelsi!

Voglio chiudere il racconto di questa giornata così, con la voglia di ritornare e di suggerire a chiunque la visita di queste mete insolite ma vere, e con le parole del grande poeta Lucio Piccolo:

– “Se noi siamo figure di specchio – che un soffio conduce senza spessore né suono – pure il mondo dintorno non è fermo ma scorrente parete dipinta, ingannevole gioco, equivoco d’ombre, di forme che chiamano e negano un senso“. –

Signori miei, “chista” che vi racconto è la Sicilia!

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. rosalbataibi di Sole di Sicilia ha detto:

    Meraviglioso racconto di un pezzo di Sicilia!

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    1. raccontodisicilia ha detto:

      Grazie mille! Un Kuntastorie straordinario nella sua ode a Matri Sicilia dice: “nta sta terra ogni cuntu è un cantu”!

      Piace a 1 persona

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