Iblei – “colori” di Sicilia vera

Iblei, terre libere e incontaminate, delle verdi vallate e dei riflessi di pietra antica, di chiese barocche che richiamano pensieri profondi e di trattorie vere che richiamano la gioia per il ritrovamento dei sapori perduti. Valle degli Iblei, terra quasi sconosciuta agli stessi siculi, popolata da gente dal viso spigoloso e dagli occhi che scrutano a fondo, ma che in un attimo s’illuminano di entusiasmo, allegria e cordialità rara.

Percorrere le strade interne è un cammino nell’ignoto, si aprono all’improvviso scenari entusiasmanti che ti catapultano in un mondo affascinante quanto impervio. A volte sei costretto a fermarti per la meraviglia – o perché ti viene incontro una delle innumerevoli mandrie di mucche o pecore che pascolano libere nell’altopiano ibleo -. In quei momenti hai la sensazione di far parte di una bellissima foto in bianco e nero… o chissà, forse, di una vita felice già vissuta.

Palazzolo Acreide, Ferla, Buccheri, Monterosso Almo, Vizzini… e ancora Buscemi, Sortino, Canicattini Bagni, Cassaro, Giarratana, Chiaramonte Gulfi, Licodia Eubea, Militello, Francofonte, Carlentini… vi assicuro che in tutti questi paesi iblei troverete almeno una chiesa, un “artigiano” e un prodotto tipico che non dimenticherete.

Sono dolci le immagini di Palazzolo Acreide, dei suoi vicoli, delle spettacolari chiese, dell’antica Akrai, dei balconi ornati da mascheroni che sembrano deriderti o sussurrarti un segreto (qui si trova il balcone barocco più lungo del mondo). Imperdibile la Casa Museo di Antonino Uccello – maestro elementare, studioso di tradizioni sicule, scrittore – uomo che ci ha lasciato una grande testimonianza della Sicilia che fu. Prima emigrato in Brianza per insegnare e poi ritornato nella sua Terra con l’intenzione di portare avanti questo esercizio di memoria attraverso una casa museo. Ancora mi chiedo come quest’uomo, in così pochi anni, abbia potuto raccogliere una così vasta e particolare collezione di oggetti (purtroppo le foto all’interno della casa museo sono inspiegabilmente vietate).

Non mancate di fare una visita alla coppia “slow food” di Palazzolo Acreide: Andrea Ali e la moglie Lucia, del ristorante “Andrea – sapori montani”. Un’unione che si nutre della propria Terra, della voglia di valorizzare e sperimentare prodotti di qualità, di raccontare un territorio, senza però mai dimenticare che la forma non deve mai superare la sostanza e che sentirsi a proprio agio in un ristorante curato, dove si mangia bene e a prezzi umani sono ricette di sicuro successo – e penso anche di piccole invidie -. Indimenticabili le arancine con le loro salse abbinate, il tris di salsiccia presidio di Palazzolo, la creme brulée alla carruba, la scoperta dello sconosciuto tartufo locale e l’abbinamento “wow” dello stesso in un dolce di sublime ricotta e olio ibleo. Anche qui ho avvertito un sentimento di ospitalità rara e ricevuto suggerimenti preziosi sui prodotti locali.
A Palazzolo in fondo per iniziare bene le giornate basta poco, ecco le istruzioni: incamminarsi sotto le meraviglie del corso principale, fermarsi nell’angolo giusto, sedersi, respirare, ciauriare e gustarsi lentamente una bomba di dolcezza delle squisite colazioni della Pasticceria Caprice – di quel Pippo Pirruccio legato ai vecchi riti della pasticceria sicula e che tempo fa sorprese me e Bologna con la creazione dei Pupi di zucchero -. Il “problema” a Palazzolo è che difficilmente ci si può fermare alla colazione, qui da mattina a sera in ogni angolo trovi una tentazione di qualità: da Corsino alla Trattoria del Gallo, dal Bar del Corso fino allo Scrigno dei Sapori.

Certamente non si possono dimenticare le soste negli altri comuni Iblei… le camminate tra vicoli e chiese di Buccheri ne sono un esempio. Là si trova anche la tipica Osteria u Locale, dove per pochi euro mi hanno fatto provare sapori autentici, come quelli che conserviamo nella nostra memoria gastronomica. Inoltre sono riusciti a stupirmi con l’accoppiata insolita tra un vero sorbetto/granita al limone e le gocce del prezioso olio di queste parti. Alla fine del pasto uno dei due proprietari, che inizialmente mi era sembrato quasi schivo, si è come “acceso” di entusiasmo quando ha intuito la mia curiosità nel conoscere sapori e luoghi. Da quel momento si è aperto in una serie di preziose indicazioni, regalandomi opuscoli e depliant sugli Iblei.

Mi sono spostato poi a Ferla e l’arrivo è stato magnifico! Intanto per arrivarci ho attraversato, una curva dopo l’altra, un territorio di bellezza rara; entrando lungo la via principale del Borgo invece mi sono trovato di fronte a delle chiese che hanno avuto su di me un forte impatto. Ferla mi ha fatto sentire accolto in atmosfere sicule che quasi pensavo non esistessero più, ho trovato dei colori e profumi particolari, che mi hanno conquistato. Ma c’è un altro importante motivo che mi ha portato fino a qui, son venuto negli Iblei anche per conoscere un prezioso artigiano del luogo. Sono infatti vivissime le ore passate da uno dei rarissimi costruttori di marranzani esistenti al mondo: il sorprendente artigiano Carmelo Buscema, che con la preziosa e “illuminante” compagna si è nascosto nelle campagne di Ferla per condurre una vita scandita da natura, fatica, creazione, suono (vi parlerò meglio di lui prossimamente).

Vado via dagli Iblei con una certezza: non si pensi di conoscere bene la Sicilia senza essersi persi nelle zone interne dell’Isola. Così come è vero che per conoscere sé stessi bisogna scavare dentro la propria anima, allontanandosi da “maschere” e aspetto esteriore, lo stesso bisogna fare per capire veramente quest’Isola e le sue sfumature affascinanti…

In fuga dalla Terra… negli Iblei… ntà “Matri Sicilia”.

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