Totò Fundarò – una vita tra terra e canto

Questo Racconto di Sicilia è complicateddu… scaturisce da un’esperienza di quelle che ci “strammano” positivamente la vita.

Io e il maestro Nino Pracanica ci ritroviamo spesso a discutere su quale personaggio andare a trovare nei nostri giri tra Sicilia e Siciliani. Il nostro è diventato un modo per rendere omaggio a bellissime realtà dell’Isola – realtà tutte fatte di persone e sogni -. La nostra è una sorta di terapia di arricchimento personale e di metodo importantissimo  per far percepire la nostra stima e il nostro  supporto a persone e progetti straordinari di Sicilia, quelli di cui non parla mai nessuno. A dicembre, in uno di questi nostri soliti incontri,  il Kuntastorie di Milazzo davanti a un tripudio di antipastini siculi ha emesso la sua dolce “sentenza”: dobbiamo andare a trovare  Totò Fundarò! Una telefonata e in due minuti era fatta!! Certo non avremmo mai potuto immaginare la bellezza e la qualità di quello che avrebbe organizzato l’artista per l’occasione: tre giornate colme di emozioni tra l’atmosfera unica del baglio di Scopello, la scoperta della bella Alcamo, la vita di campagna nell’Orto dei Miracoli e un evento ricchissimo di contenuti. Giornate impreziosite dal teatro dei pupi Gaspare Canino di Salvatore Oliveri, da una esibizione illuminante dello stesso Nino Pracanica e dalla presenza del grande artista-regista Daniele De Michele, che ha lasciato un segno nelle coscienze con un intenso discorso finale e la proiezione del suo toccante doc-film “I Villani”,  con Totò protagonista.

 

Salvatore Fundarò: contadino, coltivatore di grani antichi siculi, socio di Simenza, cantastorie, cantore, stornelliere e anche “apprendista” puparo. Da tempo sentivo parlare di Lui  come artista di qualità, solo successivamente ho scoperto l’altra  “faccia” meno conosciuta: quella del “Viddanu”, dell’uomo della terra! L’essenza di Totò è proprio questa unione tra il cantore e il contadino, tra l’arte e la terra; con lui i canti e la chitarra si fondono con la semina e la zappa. Una quotidianità fatta di fatica e creazione: la natura e i suoi frutti diventano arte, il canto e la chitarra diventano progetti per il futuro.

C’è troppa gente che sa tutto ma non conosce niente… Totò invece conosce e preferisce la sostanza all’apparenza. E’ una figura fortemente “romantica”, poco più che trentenne si porta addosso un enorme bagaglio di esperienza e alti ideali. Mi ha ricordato un personaggio da libro, una specie di grandioso Levin dell’Anna Karenina del Tolstoj – quel Levin che sosteneva la tesi che “nell’azienda agricola il carattere del lavoratore fosse da considerare come un dato assoluto importantissimo, allo stesso modo del clima e del suolo”-.  Il nostro valoroso artista ha “sostato” a Palermo per gli studi, arricchendo sia le conoscenze in botanica sia il bagaglio artistico e teatrale. Poco dopo però il richiamo della Terra l’ha riportato definitivamente ad Alcamo, dove ha trovato la sua piena realizzazione in quella che io definisco “una vita tra terra e canto”. In questa scelta ha dovuto affrontare enormi difficoltà, perdendo anche l’approvazione delle persone più vicine. La strada intrapresa da Totò poteva sembrare come un qualcosa di superato: dedicarsi alla terra e alla produzione di prodotti sani, non trattati, rustici poteva rappresentare per qualcuno un percorso regressivo anziché di crescita. Salvatore però è andato avanti, spesso in uno stato di isolamento, caparbio ha ripreso in mano i preziosi terreni di famiglia – quelli che già da bambino frequentava seguendo il lavoro del nonno -. Ancora picciotteddu osservava e partecipava alla vita contadina, spesso proprio in questi campi si alzava alto il canto dei viddani. Anche dal barbiere del paese assorbiva tutte le storie che venivano raccontate. Il barbiere in Sicilia è sempre stato un luogo di ritrovo vivace e ricchissimo di sfumature, proprio ad Alcamo si ritrovavano sovente dei grandi musicisti e cantastorie della zona. Non è passato molto tempo prima che qualcuno notasse Salvatore: quel bambino era speciale, aveva curiosità verso il mondo delle tradizioni e arti sicule, ma soprattutto possedeva qualità espressive fuori dell’ordinario. Sarà così che inizierà il suo percorso artistico…

 

Quando siamo arrivati nel suo Orto dei Miracoli – ai margini del centro storico di Alcamo – ci siamo sentiti pienamente assorbiti dall’atmosfera di campagna. E’ stato un po’ come ritornare all’essenzialità della vita, ai ricordi da bambino:  raccogli dei prodotti sani e li metti in tavola, in mezzo alla natura ti apri in uno spirito di condivisione e di voglia di stare insieme. Nel frattempo ti rendi conto che in quella semplicità hai tutto quello che ti serve per vivere bene. In questo luogo  però si stava anche sognando, anzi si  lavorava e si lavora concretamente alla nascita di qualcosa di veramente straordinario: il primo Orto Teatro Siculo! La presenza del maestro Nino Pracanica è stata preziosa; Nino con le sue “visioni” e la sua enorme esperienza ha lasciato un contributo importante per il futuro di questo progetto. Anche grazie a Lui abbiamo immaginato tutti nello stesso momento – quasi come fosse un effetto ottico alla “fata morgana” – quello che potrà essere veramente l’orto-teatro siculo: uno spazio aperto, luogo di arte e natura, luogo di condivisione e di vita, dove tutto può diventare espressione, dove lo spettatore si sentirà parte del tutto. Musica, arte, racconti… il gusto dei prodotti sani, u ciauru di farina e pasta di grani antichi, un frutto da staccare direttamente dall’albero, la nuova vita delle vecchie gebbie che con lo scorrere dell’acqua diventano una sorta di strumento per la musicoterapia della natura. La sensazione sarà quella di trovarsi all’interno di un vero orto dei miracoli, ma soprattutto saranno i contenuti di qualità che daranno vita a questo luogo. La prima rappresentazione in fondo è già avvenuta, grazie al maestro Nino Pracanica che ha improvvisato sotto un carrubo “‘l’urlo di dolore di Polifemo”, regalandoci anche in questo caso una visione diversa della storia che abbiamo sempre sentito e letto…

Mi vien da ridere quando sento dire che in Sicilia mancano le idee ai giovani. Totò di idee ne ha tante, ma non si pensi che per realizzare il suo progetto voglia chiedere finanziamenti o fondi… assolutamente no, vuole restare fuori da questi meccanismi in cui – soprattutto in Sicilia – arrivano sempre le stesse persone o bisogna passare da “strade” obbligate. No, Totò preferisce  non chiedere niente a nessuno, preferisce faticare, guadagnarsi il suo sogno, posare una pietra sopra l’altra, e l’unico aiuto e solidarietà che accetta è quella di persone che condividono il suo stesso sogno. Per esempio mi consola sapere che al suo fianco ci sono anime come quella di Francesco Stabile: un ragazzo giovanissimo, sveglio e intraprendente, che fa il duro lavoro del gommista ma che preferisce dedicare il suo tempo libero all’Orto dei Miracoli e ai progetti di Fundarò. Francesco nelle sue pause pranzo dal lavoro va a cucinare nell’Orto per gli altri e aiuta Totò in tantissimi ambiti. Una persona preziosa che ha scelto di ricercare se stesso e la propria visione di vita futura nell’espressione artistica, nella conoscenza della propria identità sicula e nel rapporto con la natura e con prodotti sani!

Scrivere di Totò mi sembra quasi irriverente, ritengo che solo seguendolo nel suo fare quotidiano, dal vivo, si può capire la sua vera grandezza. E’ vulcanico, è nato per comunicare, quando non zappa raccoglie, quando non raccoglie parla sempre, quando non parla canta. Lo vedi che ha un’energia dentro particolare, non sta mai fermo e sotto questa barba folta si accendono i suoi occhi e il suo sorriso. La sua frase simbolo è ormai diventata “se vuoi mangiare sano allora devi mangiare illegale”. Un modo forte per far capire che nell’alimentazione e nei prodotti agricoli c’è un elemento più importante rispetto alle normative, l’unico che ci garantisce la qualità di un prodotto sano: l’amore che ci mettono le persone per produrlo, l’onestà di chi vuole produrre un prodotto “pulito” per se stesso e per gli altri. Perché a volte un piccolo produttore agricolo non riesce a sostenere i costi e gli oneri che le norme e le varie certificazioni di legge impongono… ma probabilmente proprio quel prodotto, che non troveremo mai nel supermercato, sarà il migliore e il più sano.  Trascorse le giornate di condivisione nel mondo di Salvatore ho percepito una sensazione strana, mi sono fatto tante domande, ho avvertito quasi una sorta di inutilità della vita che conduco attualmente.

“Confesso che ho vissuto” scriveva Pablo Neruda… e io vi confesso che da Totò Fundarò in pochi giorni ho vissuto la quantità di emozioni che – solo se si è estremamente fortunati – si vivono in 10 anni di vita. E’ accaduto tra Scopello e Alcamo, respirando atmosfere magiche e sensazioni dimenticate. E’ accaduto tra bagli, tonnare, masserie, orti-teatro e pietre antiche. L’odore della terra e del mare, una pasta di grani antichi, la bontà di un pane casareccio con fave fresche e pecorino, un canto siciliano. Ho gioito di cose semplici: una tavola imbandita in mezzo a un “orto dei miracoli” e una concentrazione di umanità, incontri, condivisione, memoria, talento e arte. Io ero là, tra tutta questa vita, privilegiato nell’aver conosciuto il mondo sano, gli alti ideali e lo straordinario talento di Totò Fundarò.

E allora zappa Totò, zappa e non ti firmari! Non ti fermare, continua a sognare e a creare “miracoli” nel tuo orto e nella tua vita, sempre “armato” di  zappa, chitarra e sogni. Continua a essere un riferimento pulito per i giovani; continua con il tuo fare quotidiano  a rappresentare quella catena di congiunzione tra il passato, il presente e il futuro di quest’Isola.

Non ti firmari Totò…


4 commenti Aggiungi il tuo

  1. luisa zambrotta ha detto:

    Articolo interessantimo corredato da belle foto

    Piace a 1 persona

  2. luisa zambrotta ha detto:

    Scusa. Il messaggio è partito prima della correzione.
    Volevo scrivere ” interessantissimo ”
    😊

    Piace a 1 persona

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