La Piazzetta d’arte con vista di Sicilia – bellezza vs abbandono

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Sono 90.000 i giovani siculi che hanno dovuto lasciare la Sicilia negli ultimi 4 anni. Uno svuotamento doloroso e inesorabile, soprattutto nei piccoli comuni… una perdita di preziosa umanità che rappresenta anche la scomparsa di luoghi, riti, mestieri, identità e persino di prodotti del territorio unici. Un patrimonio siculo che rischia di essere perduto per sempre, nell’assoluta indifferenza regionale e nazionale… anzi, in quella che ormai io definisco una volontà precisa.

A San Marco d’Alunzio i giovani di Tre60lab non ci stanno! Un giorno guardando il mare e i Nebrodi da una piccola piazzetta abbandonata – utilizzata solo per posteggiare motorini e macchine – dei valorosi picciotti siculi hanno immaginato una nuova vita per il loro borgo… partendo proprio dalla valorizzazione di questo trascurato piccolo spazio con vista eccezionale.

Proprio per rappresentare il drammatico processo di svuotamento dei luoghi di Sicilia, ecco transitare da San Marco d’Alunzio l’urban artist Alberto Ruce e la videomaker Carla Costanza. Con “Transumanze” hanno realizzato  un tour che definisco “pittorico – documentarista”: 7 tappe per 7 murales e un progetto video che diventerà presto un intenso documentario cinematografico. I nostri artisti hanno voluto rappresentare – a modo loro – proprio questo processo di abbandono e tutte le conseguenze che porta con sé, senza voler dare giudizi o emettere sentenze… ma semplicemente con la volontà di parlarne e lasciare un “segno”. Non a caso per realizzare i suoi murales Alberto Ruce ha utilizzato la tecnica pittorica della trasparenza, un modo ideale per far percepire qualcosa che sta scomparendo; nello stesso tempo, lasciando volutamente visibile anche il muro sottostante, proprio la trascuratezza di queste mura diventano la metafora perfetta di quello che alla fine rimarrà – o è già rimasto – dopo il graduale svuotamento dei luoghi. Questa particolare tecnica rende il murales di un’intensità variabile anche a secondo dei riflessi di luce, così questo enorme “quadro” evolve e si trasforma con il trascorrere delle ore, delle giornate… delle stagioni.

Per me è stato divertentissimo immaginare i commenti che ha potuto suscitare questa rappresentazione così “velata”: mi sembra di vedere le due commari che passano e che si rammaricano con un sonoro “mih ma non si vidi nenti”, oppure i due vecchiareddi che si soffermano mezz’ora a guardare e sconsolati vanno via esclamando un “mah” finale di perplessità, oppure quelli che avranno pensato di riconoscere fantomatici personaggi del paese… e chissà che qualcuno non abbia pensato si trattasse persino della rappresentazione di un Papa. Insomma davanti a questo murales si è creato quella sorta di divertente e/o drammatico teatro siculo che la gente mette in scena quotidianamente… che è una delle caratteristiche che mi fa più amare la Sicilia e le sue genti. La cosa bella è che l’artista Alberto Ruce aveva già previsto tutto… utilizza questa tecnica anche con la consapevolezza di sollevare il dubbio, il dibattito, la riflessione e di far percepire le sue opere più con il passare del tempo, di farle diventare qualcosa di mutabile. Del resto Oscar Wilde sosteneva che i quadri che non stimolano l’immaginazione sono dei fallimenti. Il critico si volgerà sempre verso opere capaci di farlo meditare e fantasticare, opere che possiedono la sottile qualità della suggestione… e il murales di Alberto Ruce possiede questa qualità.

Tutto quello che ha girato attorno alla realizzazione del murales e al contesto in cui è stato realizzato verrà mostrato in un  documentario cinematografico di prossima uscita, girato dalla videomaker Carla Costanza. La “Giniusa” Carla ha raccolto testimonianze dei luoghi, ha filmato momenti di vita quotidiana, ha cercato di cogliere e catturare le emozioni, le speranze e i dolori dei suoi abitanti. Aspettiamo con ansia l’uscita di quello che si preannuncia come un documentario interessantissimo e sicuramente – conoscendo i contesti in cui è stato girato – anche emozionante.

San Marco D’Alunzio così può vantare un’altra preziosa opera  artistica e testimonianza. Il murales va a sommarsi ad una scultura straordinaria, creazione lasciata dal primo artista arrivato in soccorso dei giovani di Tre60lab: lo scultore   Leonardo Cumbo. Anche di questo artista nisseno  la Sicilia dovrebbe andarne fiera, anzi l’Italia… Leonardo ha ricevuto la richiesta dalla biennale di scultura “Ube” di realizzare un’opera da collocare nel loro museo in Giappone. Quindi è  suo il primo “segno” nella piazzetta di San Marco… e per godere dell’impareggiabile vista non poteva che lasciare una “panchina”. Attenzione, non parlo di una panchina normale, perché Leonardo Cumbo immagina e realizza solo cose straordinarie. A San Marco d’Alunzio ha realizzato una meraviglia in pietra locale che sembra viva: “Ghiaccio Rovente”! Inutile descrivere ciò che può essere solo ammirato e che ognuno interpreterà solo attraverso la propria sensibilità… quest’opera è là per tutti, tutti possono sedersi e ammirare da vicino i ricchissimi dettagli che il grande Leonardo ha saputo trasmettere alla pietra. Allora accomodatevi tra il ghiaccio e il fuoco… se volete sentirvi parte di qualcosa di spettacolare!

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Ricordo che le opere sono state realizzate all’interno degli eventi annuali di “Radica“. Proprio il 29 Giugno avrà inizio l’edizione di quest’anno… da non perdere!

Io sono una vittima della Transumanza… e sto impegnando la mia intera vita per la Terra che ho dovuto abbandonare, concentrandomi su chi  cerca di creare futuro e condivisione in questo luogo unico. Trovandomi spesso lontano immagino la mia piazzetta con vista preferita, rifletto sopra i suoi tanti significati, e penso:

Lasciatemi là, dieci minuti al giorno… seduto su “Ghiaccio Rovente” a meditare  “Transumanze”. Lasciatemi là senza paura, sono sicuro che dopo sarò una persona migliore, con meno caos dentro, più vivo. Pochi minuti, anche in silenzio, parole superflue potrebbero alterare il “sussurro” dell’arte e la melodia della natura… lasciatemi là… dieci minuti al giorno.

Se poi mi volete vedere proprio felice allora lasciatemi anche un’oretta da Grazia nella quiete di VillAdele… con le sue prelibatezze e la sua speciale energia positiva questa Donna è per me una ricarica di vita!

 

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