Enzo Rinaldi – quando la sofferenza diventa opera d’arte.

“Il passato è troppo presente, per questo non ho futuro”, con questa frase Enzo Rinaldi mi ha fatto capire che la sua forza espressiva nasce tutta da un vissuto tormentato. Ancora una volta (così come per Fabio Pilato, seppur per motivi diversi) ci troviamo di fronte a un caso in cui la sofferenza diviene opera d’arte. “Chiodo fisso”, espressione della necessità di comunicare i propri tormenti e le proprie ossessioni, ma anche “chiodo scaccia chiodo”, in questo caso simboleggiato da un posare lento e silenzioso di chiodo sopra chiodo, uno dopo l’altro, esercizio zen eseguito da Enzo Rinaldi come fosse una terapia per superare le proprie sofferenze. Tutto questo poteva avvenire solo nella frazione di Raffo di Petralia Soprana, in quelle Madonie affascinanti e silenziose, dove la solitudine spesso diventa la migliore compagna dei propri tormenti.

Solitudine, tormenti, riciclo degli oggetti, arte, fantasia, necessità interiore di comunicare… e poi ancora l’adrenalina di una moto che sfreccia ad alta velocità tra le Madonie – probabilmente tra le “malanove” dei passanti –, e poi il non sopportare l’eccessiva visibilità o il peso del giudizio della gente in occasione di eventi e presentazioni delle sue opere. Chi è veramente Enzo Rinaldi? Io non lo so… Posso dire però che quando Gabriele Dodeci (vedi Tre60lab e Radica) mi ha mandato un breve doc-film su di lui, guardarlo in assoluto silenzio nel cuore della notte mi ha tanticchia inquietato. Poi passavano i giorni, e più giorni passavano più ci pensavo, e più ci pensavo e più programmavo di rinunciare alle vacanze al mare per andare a scoprire le meraviglie delle Madonie, nel tentativo disperato di conoscere Enzo Rinaldi e il suo mondo (il paradosso è che invece lui proprio in quei giorni si recava nel bel mare di Favignana).

Così mi sono potuto confrontare solo con alcune delle sue opere esposte a Villa Sgadari e con le persone che lo conoscono… mi sono confrontato con forme, resine e chiodi, ed ho parlato con “ombre” e silenzi “urlanti”; nel frattempo ripensavo alle parole di Enzo, alla sua parlata cadenzata e al suo sguardo; ma soprattutto ripensavo ai racconti sulla sua infanzia difficile, con un padre scomparso quando aveva due anni per una banale caduta da fermo con la moto (ecco anche la reazione fatalista nel cercare l’adrenalina nella velocità); pensavo all’importanza della figura di una madre coraggiosa – esempio importantissimo per lui –, donna che si è ritrovata con niente a dover crescere cinque figli da sola. Proprio da queste prime difficoltà della vita nascerà anche la capacità di Enzo di riciclare gli oggetti, l’arte di farsi bastare le cose, di riutilizzare e trasformare ciò che altri scartavano, magari anche piccoli o insignificanti oggetti che spesso con il suo incontenibile volo di fantasia divenivano giochi meravigliosi.

Enzo Rinaldi ha avuto inizialmente interesse per il disegno e per la fotografia dei suoi luoghi, immagini che hanno attirato l’attenzione di Antonio Albanese – originario proprio di Petralia Soprana –. A un certo punto della sua vita però un altro grandissimo trauma segna la svolta: la rottura di un grande amore finito troppo presto, un dolore indescrivibile che ha portato Enzo a desiderare di elevare il chiodo in qualcosa di superiore, in opere d’arte (questo perché la ex inizierà una relazione proprio con una persona che dei chiodi faceva l’attività lavorativa principale). Un trauma, forse avvertito ancora una volta come un “abbandono” inaspettato, questo porta Enzo a reagire con una carica espressiva incontenibile… il dolore diventa così creazione, attraverso l’arte e la necessità di comunicare la propria ossessione viene messa in atto la “sublimazione” del chiodo, che diventa anche voglia di affermazione del proprio valore di persona e uomo. Proseguendo in questo processo creativo in seguito Enzo Rinaldi utilizzerà resine, cemento e qualsiasi cosa lo ispiri.

Mi sono chiesto se nella testa di Enzo nascano prima le ombre o le sculture che generano le stesse, mi sono chiesto anche se questa perfezione e armonia di forme riflesse sia arrivata casualmente o cercata affannosamente… perché in fondo nelle opere di Enzo ho visto tracciare la perfetta rappresentazione di sé stesso, e così come le sue sofferenze e le sue ossessioni sono riflessi nelle sue opere d’arte, così i suoi chiodi e le sue sculture riflettono ombre dalle forme anche inaspettate (opere d’arte terze). Quindi Enzo dalla sofferenza crea la bellezza della sua scultura, la scultura stessa – come se avesse vita propria – crea dalla propria sofferenza un’altra opera d’arte riflettendo la bellezza di un’ombra dalle forme perfette e armoniose… tanto che dopo un po’ ti chiedi quale sia la vera opera d’arte: la scultura o la sua ombra?! In realtà entrambe ti trasmetteranno emozioni e suggestioni diverse, e se nella scultura si avverte il tormento, nella sua ombra si ritroverà una sorta di serenità perduta.

Quindi chi è Enzo Rinaldi? Io continuo a non saperlo. Sicuramente non avrà un carattere di quelli che si possono definire malleabili, la sua volontà non può essere imbrigliata, così come non lo può essere la sua incontenibile fantasia, Enzo fa solo quello che sente di fare… e magari s’incazzerà anche a leggere le mie farneticazioni su di lui, ma ho la giustificazione di non averlo conosciuto. Però una cosa l’ho percepita a Petralia Soprana, e di questo voglio dargli testimonianza: forse alcuni non ameranno il suo modo di fare ma in tutte le persone incontrate ho trovato un profondo rispetto nei suoi confronti e in quello che fa, posso affermare che malgrado la sua assenza non ho sentito mai dire a nessuno una parola fuori posto sulla figura di Enzo Rinaldi, questo vuol dire molto sulla grande considerazione che gode nel suo Borgo magico. Nella mia esperienza ho visto molti profeti in patria, in questo caso a Petralia Soprana il pensiero e il talento di Enzo Rinaldi hanno un grande peso e un seguito. Un riconoscimento dovuto, perché non dimentichiamo che anche la manifestazione che poi darà il via alla Biennale Internazionale di Scultura di Salgemma nascerà proprio da un incontro tra Enzo Rinaldi e l’associazione Arte e Memoria del Territorio. Successivamente si instaurerà una collaborazione tra le associazioni Memoria e Territorio e l’associazione SottoSale.

Sicuramente le creazioni di Enzo Rinaldi non sono eseguite per compiacere o impressionare gli altri ma per una esigenza interiore, e del resto gli ho sentito affermare che “l’arte è quella che ognuno fa per sé, perché non può fare altrimenti”. Nello stesso tempo però afferma che attraverso il “manipolare le proprie sofferenze” e la loro trasformazione in opera d’arte, quest’ultime potranno essere recepite solo se troveranno lo sguardo di un osservatore capace di coglierne le sfumature…

Io non so se ho avuto questa capacità, in fondo tutto quello che ho scritto su Enzo Rinaldi è “frutto” del dubbio, so solo che avendo approfondito la conoscenza del suo percorso di vita, i suoi drammi e le sue ossessioni, le sue tragedie e i suoi sollievi, trovarmi nella stanza che ospita le sue opere – tra chiodi e ombre, sculture e suggestioni – è stato quasi un impatto scioccante: un’emozione così forte da sedersi in un angolo della stanza a piangere come un bambino. Enzo si capisce che è persona e sensibilità unica, avvertita da me anche in parte come l’espressione della complessità di questo territorio e della vita “diversa” che qui vi scorre da sempre. Spero che Enzo non percepisca come irrispettoso questa mia voglia di trasmettere la sua storia… ma mi auguro capisca che anche la mia non è stata una scelta, ma piuttosto un bisogno interiore di raccontare in qualche modo quello che mi ha trasmesso la sua conoscenza seppur indiretta – o forse quella più diretta perché avvenuta attraverso le sue opere  –; perché ancora una volta il mondo di quest’uomo e artista – e ciò che è riuscito a creare – l’ho percepite come l’ennesima alta rappresentazione di una Sicilia intensa, sorprendente e complicata… quella Sicilia che cerco disperatamente come uno scappato di casa, quella Sicilia fatta di persone e realtà uniche, così come uniche sono le vite di Enzo Rinaldi e delle pietre di Petralia Soprana, opere d’arte che solo in Sicilia potevano manifestarsi…

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