Giacomo Sferlazzo – racconto, canto, poesia e protesta

Giacomo Sferlazzo rianima i miti dell’Isola di Lampedusa e del Mediterraneo.

Cantautore, musicista, cantastorie, cuntastorie, pittore, costruttore di strumenti con materiali di riciclo, creatore con il collettivo Askavusa di un piccolo museo di oggetti smarriti dei migranti e promotore/realizzatore della rinascita del teatro dei pupi nella sua isola. Tutto questo avviene a PortoM, nell’isola di Lampedusa… ed io sono andato a trovarlo proprio là, ai confini dell’emozioni!

Parlando con Abele Sferlazzo – il padre di Giacomo – vengo a scoprire piccoli aneddoti  significativi sul passato dell’artista, di quando ancora bambino gli veniva offerta la possibilità di scegliere un regalo, ma lui puntualmente chiedeva di essere portato in libreria; oppure di quando trovandosi davanti alla sede degli Uffizi di Firenze, dopo aver fatto tanto per andarci, inspiegabilmente mostrava titubanza nel voler entrare; la  risposta al padre che chiedeva spiegazioni di quella indecisione pressappoco fu questa: “Papà forse è meglio non entrare… perché dopo aver visto quei capolavori come potrò continuare a dipingere senza sentire inutile e inferiore quello che faccio”. Grande Giacomo!

Grazie a Giacomo Sferlazzo ho conosciuto l’Isola di Lampedusa nella sua anima profonda, ne ho appreso spaccati di storia importantissimi, ho potuto capire la grande trasformazione della vita dei lampedusani negli ultimi decenni.

Giacomo nella “grotta” di PortoM potrebbe fare “solo” l’artista e il creatore, invece si ostina anche a essere un uomo libero: che pensa, che lotta, che rompe i cabbasisi per il futuro migliore della sua Isola e delle sue genti. I temi dell’assenza di un ospedale nell’isola e della valorizzazione/protezione del paradisiaco contesto naturale sono più che mai attuali e necessitano di risposte serie. Lampedusa è un piccolo paradiso che ci si ostina a contaminare con l’inferno.

Lampedusa ha una storia e un vissuto… anche se non interessa a molti. Giacomo Sferlazzo invece ha deciso di raccontarla la sua Isola, dalla leggenda di Andrea Anfossi alla vita dei pescatori e dei maestri d’ascia, la racconta in varie forme e con linguaggi espressivi diversi, e come una musa l’ha messa al centro della sua ispirazione poetica e sonora: ed è così che Lampedusa diventa magicamente LampeMusa. La sua isola lontana è proprio una musa dalla bellezza naturale, una dea protettrice del canto… ma anche del mare, dei pesci, delle spugne naturali e delle tartarughe marine. Giacomo oltre che raccontarla intende anche difenderla la sua Isola, desidera recuperarne la vera essenza. A Lampedusa ci sono tanti turisti, alberghi, ristoranti, basi militari, un aeroporto… peccato manchi un ospedale per i suoi abitanti: a Lampedusa non si nasce più, i lampedusani a loro spese sono costretti a far nascere i loro figli ad Agrigento. Nella sua “Canzone di Adelina” Sferlazzo ci ricorda quando a Lampedusa “scorreva la vita” e si nasceva… e con i suoi racconti ci trasporta tra le braccia dell’isola, ci fa entrare nel profondo dei suoi ricordi, facendoci toccare le emozioni delle storie di vita di figure “mitiche” come quelle di Adelina o della Za’ Lisa… Giacomo sogna di migliorarla la sua/nostra isola solitaria in mezzo al Mediterraneo, anche a scapito del denaro e di un turismo non responsabile, e studia seriamente e con il pensiero libero immaginando persino soluzioni serie contro i viaggi della disperazione.

Voi capirete: il mare e molte piccole calette viste a Lampedusa sono inimmaginabili per quanto belle, basti citare la spiaggia dei Conigli e la vista incredibile che si gode nel cammino per raggiungerla… Questo potrebbe essere davvero un paradiso terrestre – e in parte lo è – basterebbe solo valorizzarlo e proteggerlo come merita.

Giacomo della sua Isola ne studia le origini e la storia, denuncia con coraggio ingiustizie e soprusi, l’ho sentito affermare persino che gli “Artisti” non lo convincono molto – eppure lui tocca tutti gli angoli più nascosti dell’arte, canta, dipinge e declama dall’Odissea fino all’Orlando Furioso –. Probabilmente non diventerà mai famoso al grande pubblico, sia per i percorsi artistici che ha deciso di intraprendere che per gli alti ideali che lo animano.

Giacomo Sferlazzo dalla sua Lampedusa riconosce nella Sicilia un vero faro guida! Con la sua conoscenza spazia per tutto il mediterraneo e le culture del mondo, ma in quella Matri Terra trova sempre riparo. Per questo motivo a PortoM mi ha regalato con nuova forza rappresentazioni, racconti e canti da Buttitta a Rosa Ballistreri, fino alle famose favole raccolte dal Pitrè.

Un altro dei suoi capolavori in atto è il recupero dell’opra dei pupi nell’Isola di Lampedusa, che era andata ormai persa. Coinvolgente anche il racconto del suo avvicinamento all’ultimo puparo dell’Isola, un primo impatto di quasi disinteresse e sospetto che poi alla prima rappresentazione pubblica si è tramutata in commozione.

Canzoni come “U violu” e “Ventu” mi riportano a risentire le sensazioni provate anche in questo viaggio alla ricerca di sfumature nuove di Sicilia e dell’arte. Da quell’incontro a Lampedusa è nata un’amicizia sincera, e stato così che successivamente sono riuscito a rivederlo ad Alcamo, tra “Posto segreto”, l’Opra dei Pupi Gaspare Canino e l’Orto dei Miracoli di Totò Fundarò. Anche in quella occasione la sua presenza ha rappresentato un vero arricchimento interiore. Conoscere il mondo di Giacomo Sferlazzo e l’isola di Lampedusa sono un altro capitolo della mia vita che rimarrà indimenticabile. Giacomo Sferlazzo… una vita tra poesia e protesta!

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