Ragusa Ibla – Ricordo d’Amuri

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Gesualdo Bufalino nel libro “La luce e il lutto” su Ragusa Ibla apre così: “Bisogna essere intelligenti per venire a Ibla. E convengo ch’è una discriminazione maleducata, non so quanto abbia da guadagnare il turismo locale. Fatto sta che ci vuole una certa qualità d’anima, il gusto per i tufi silenziosi e ardenti, i vicoli ciechi, le giravolte inutili, le persiane sigillate su uno sguardo nero che spia;”

Ora voi capite bene che dopo aver letto Bufalino verrebbe voglia di non scrivere altro su Ibla, si rischierebbe solo di rovinare l’immagine di ciò che è stato già definito nel miglior modo possibile… Pertanto, vi prego, prendete le mie righe come semplice testimonianza di un povero viaggiatore di Sicilia, di un’anima in pena assillata dalla voglia di ripercorrere gli stessi passaggi dei suoi miti: perché così sarà anche nel mio viaggio a Ragusa Ibla.

Si guardano Ragusa Iauta e Ibla, separate nell’aspetto ma unite da una lunga scalinata; centinaia e centinaia di scalini in un costante venirsi incontro dai due lati, ma senza mai riuscire ad unirsi veramente – così come avviene nelle opere “Attrazioni repulsive” di Leonardo Cumbo –. Si guardano e si parlano le due Ragusa, in un dialogo tra il presente ed il passato, ma che in un gioco di specchi finiscono per invertirsi: ciò che sembrava specchio del presente diventa sempre più passato e ciò se sembrava passato invece si tramuta nella rappresentazione del presente e del futuro stesso di Ragusa.

Magica Ibla, quasi abbandonata sul suo colle e poi risorta più splendente che mai! Accogliente con i suoi sassi ed i suoi vicoli, con le sue luci e i suoi colori, i nobili palazzi ed i giardini. Passando davanti al “Circolo della Conversazione” si immaginano persone d’altri tempi affaccendate in infinite discussioni e filosofie… poi scappa una risata, perché sembra quasi di vedere Montalbano che va a scassare i cabasisi al povero dottor Pasquano nel momento clou di una partita a carte. Si cammina a Ibla, si procede senza un percorso prestabilito, animati da inconsueta bramosia di scoperta, che porterà fino ai punti più alti, per osservare ogni suo tetto e scoprire piccole terrazze sul mondo.

Immaginatela alla sera l’atmosfera di Ibla… al calar della luce, ove un cantastorie con la sua chitarra inizia ad intonare serenate e racconti, girando tra le sue strette vie. Affacciatevi, correte, correte, abballati, schetti e maritati: c’è Mario Incudine che suona, canta e cunta! Accadrà davvero con “Affacciabedda”, allor quando il 4 e il 18 Luglio il grande Mario porterà per le vie di Ibla un cunto dei suoi, e le persone lo ascolteranno dal proprio uscio di casa o dal balcone, e da ogni bisolo delle vanedde di Ibla. Applauso alle direttrici artistiche del Teatro Donnafugata per questo evento (ma anche per altri) che rientra all’interno del Donnafugata Street 2020!

La verità vi dico: mi vedo in quelle sere su un balcuneddu a Ibla, con un bicchierello di vino buono, quattro scacce, ‘na ‘nticchia di formaggio ragusano, un pane casareccio del Mulino ad Acqua di La Timpa, un paio di ciotoline di olii iblei a richiamare il rito della decantazione nell’antica “torcularia”. Se ciò non bastasse si potrà scegliere tra i più famosi chef e ristoranti di Sicilia qui presenti, per compiere un altro viaggio indimenticabile nei suoi sapori.

Dopo serate piene di vita e sentimento, sono confusi ma belli i risvegli nelle estati siciliane… quei risvegli dove il primo pensiero è di bere un cafè forte forte, mangiare una granita, per poi puntare dritti verso il mare spensierati… e quando sai che il mare e la spiaggia ad attenderti saranno quelle di Marina di Ragusa o della famosa Punta Secca allora i risvegli sono belli ancor di più.

Certo, dopo ci si sente quasi in colpa per tutto questo godere spensierato di piaceri della vita, e allora si avvertirà quasi l’obbligo morale di confessare i propri peccati, e possibilmente in una chiesa come quella di San Giorgio: e qui ci troviamo di fronte ad un altro capolavoro del Gagliardi, che ha disegnato magnifiche scenografie del barocco siciliano. All’uscio della chiesa un volantino parla chiaro: “Il Signore chiama ovunque ma sicuramente non ti chiamerà mai al telefonino (allora siete pregati di spegnerlo)”. In effetti, in questo luogo, il silenzio parla più d’ogni altra cosa.

Con la libertà di spirito ritrovata si può percorrere il bel Giardino Ibleo, con le sue “sedute” rifinite, i grandi vasi esibiti su colonne di pietra, le diverse chiese con il turista annesso incantato a testa in su, e poi un liberatorio affaccio sulla valle dell’Irminio. Incamminandosi nel lungo viale alberato di palme sembrerà di procedere attraverso un percorso solenne, una via che conduce verso un gioco di prospettive di felicità. Per prolungare questa sensazione di nobiltà d’animo l’altro passaggio potrebbe essere quello nell’antica dimora di “Palazzo Arezzo Trifiletti” o del palazzo di Donnafugata – che ospita l’omonimo teatro –.

Uno stratagemma per prepararsi a vivere Ibla nel modo giusto potrebbe essere quello di ammirare gli scatti del grande fotografo Giuseppe Leone. Ho letto una sua intervista, dove si interroga sul futuro stesso di Ibla, sull’equilibrio da mantenere tra turismo di massa, servizi e cultura, sull’importanza del recupero di alcuni quartieri fuori dalla via centrale. Così dice: “Io voglio un paese che possa vivere, in cui la vita si sviluppi in tutti i sensi: dal turismo alla cultura alle attività produttive”. Mi sembra un discorso valido per la Sicilia intera.

Ho iniziato questo lungo “giro di parole” attorno ad Ibla nel modo migliore: citando le parole di Bufalino; questo giro l’ho condotto poi cercando di non svilire troppo questo idilliaco inizio, e non mi resta adesso che affidarmi in conclusione anche a Elio Vittorini, in modo da lasciare “l’inizio” e la “fine” come i momenti più alti del mio – del nostro – cammino a Ragusa Ibla: «Lo stesso ogni volta che entriamo a Ragusa. Ma che bella gente! E se incontriamo un uomo vecchio tu dici ma che bel vecchio. Se incontriamo una donna giovane tu ti volti e dici ma che bella giovane. Tu dici che dev’essere per l’aria buona, ma più la città è bella e più la gente è bella come se l’aria vi fosse più buona…»

Ed io vi assicuro che sul colle di Ibla l’aria è buona… e se incontri un uomo vecchio lo chiamerai istintivamente con rispetto “vossia”; e se incontri una donna giovane immaginerai di inseguirla tra i vicoli e le scalinate in un gioco d’amore d’altri tempi. Allora mi viene il dubbio che tutto questo forse non sia mai accaduto, che questa Ibla forse non esiste, se non nella mia fantasia… ma alla fine non è poi così importante che sia accaduto davvero, l’importante è che il cuore “tremi” al suo ricordo…

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