Un pochettino più a sud di Tunisi…

“Da quando mi stancai di cercare,

io imparai a trovare.

Da quando un vento m’avversò la rotta

faccio vela con tutti i venti.” F. Nietzsche

Era un inizio di ottobre qualsiasi, di un anno qualsiasi, quando il vento mi sospinse fino a una striscia di terra agitata: un pochettino più a sud di Tunisi, tanticchia più a nord di Hammamet, proprio di fronte a un isolotto con un vecchio faro che sembrava divertirsi a surfare sulle onde. Ero dove si incontrano due lati del triangolo Sicilia, in uno spigoletto d’Isola che si protende verso l’Africa, dove il mare e il cielo si uniscono all’unisono in una danza di nuvola di vento. Mi sono fermato per osservare l’inafferrabile… e pigghiai vento, ma tanto tanto vento, forse per caricarmi di ciauro di mare per almeno un anno, forse per farlo arrivare più nella mente che alle narici, più all’anima profonda che alle labbra divenute già salate…

Seduto su un masso finii per pensare proprio al viaggio, ai sogni, alla libertà, al ritorno!

Ero all’Isola delle Correnti, dove s’incontrano terra, mare, sogni e avversi venti.

“Fu un’ora, forse anche due,

o fu un anno? Ma ecco, a un tratto,

sprofondarono sensi e pensieri

in un’eternità indistinta…”

Da “Idilli di Messina” F. Nietzsche

Lasciato l’angolo di venti e di correnti dell’isolotto più a sud di Tunisi, mi spostai poco più a nord… dove nel XVII secolo un altro isolotto decise di staccarsi completamente dalla terraferma per ammirare la Sicilia dal mare – o per rendersi più affascinante alla vista dei visitatori –. Mi ritrovai così all’Isola di Capo Passero, che m’accoglieva quieta e con colori caldi e sfumature d’oro. Qui vidi resti di tonnare risalenti da diversi secoli avanti cristo fino a quasi i giorni nostri – testimonianze di almeno un millennio di vita e commerci –; qui osservai a lungo quel mare ove un tempo numerosissimi i pesci prelibati passavano e spassavano – anche loro, come me, persi eternamente in incerti viaggi di andata e ritorno –.

Di fronte all’Isola di Capo Passero camminai per un sentiero… Andando avanti incontro al sole mi resi conto che era così “sole” che con l’intensità dei suoi raggi sembrava volermi confondere ad ogni passo.

Camminavo accanto al mare, e anch’esso m’attirava a sé, e mi confondeva, sussurrandomi tra le frasche dolci parole fresche, leggere come spuma d’onda. Camminavo e sembravano unirsi le voci della terra, del mare, del sole e del cielo… tutti mi dicevano: “semu a to’ famigghia, semu l’amici cchiù cari, semu l’amuri universali… resta cca’, non ti n’annari!”.

Ed io, invece, ancora una volta qualche tempo dopo dovetti salutare la Sicilia – con anche quest’angolo di meraviglia nella testa – e riprendere la via della lontananza… promettendo però ancora una volta il “ritorno” definitivo.

Ero all’Isola di Capo Passero quando i dolci pensieri nacquero.

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