Il “Maestro” e la lunga storia del tè in Sicilia.

Questa strana storia ebbe inizio così…

Un paio di anni fa – costantemente alla ricerca di prodotti siciliani da provare – ho scoperto con grandissimo stupore l’esistenza in Sicilia di una piccola produzione di tè verde bio. Non contento di sorseggiare a casa questa rarità, quest’anno ho deciso di andare a verificare il prodotto sul posto… in realtà sapevo che oltre al tè avrei conosciuto una straordinaria storia “siculo-zen”, raccontata magistralmente anche nel doc-film “Quel fiore nel deserto” del regista Gaetano Di Lorenzo.

Pertanto, se vi dovesse capitare di perdervi nella Sicilia interna, non disperate… potrebbe essere l’occasione giusta per conoscere la lunga storia del Tè siculo! Sembra infatti che dopo la Cina la bevanda fece la propria comparsa proprio in Sicilia, grazie ad un emirato arabo che introdusse la coltivazione della pianta nell’isola intorno al 950 d.c.

Allora non è un caso se proprio al centro dell’Isola si trova l’unico – e quasi sconosciuto – Museo nazionale del tè, che può addirittura vantare tre Guinness dei primati! Opera e sacrifici dello straordinario Salvo Pellegrino – uno dei soli 4 maestri cerimonieri presenti in Italia – studioso e profondo conoscitore del mondo del tè, di Oriente e di Sicilia.

La prima volta che ho preso contatti con Salvo Pellegrino, probabilmente per mettermi subito a mio agio, mi ricordava l’importanza della Sicilia nella Storia… nella gastronomia, geopolitica, astronomia, botanica, scienza. Un excursus da Archestrato di Gela a Jacopo da Lentini.

L’avventura di Salvo Pellegrino – 32 anni in giro per il mondo – inizia a 17 anni in Inghilterra; provenendo da una famiglia di pasticceri la sua prima “occupazione” è stata proprio quella di abbinare la bevanda ai dolci. Questa passione straordinaria lo ha trasformato in un conoscitore formidabile della pianta e dell’Oriente, una dedizione totale che gli ha permesso di ricoprire incarichi importantissimi con le più grandi e conosciute compagnie internazionali di tè.

Un lungo percorso di vita che però alla fine l’ha riportato definitivamente alle origini, trovando la sua dimensione sicula-zen proprio nella sua piccola Raddusa. La Sicilia ritorna sempre, l’Isola-Uomo che si è allontanato prima o poi farà ritorno nella propria orbita. Inoltre Salvo ha capito che per avere un prodotto “sano” l’unica soluzione possibile era quella di produrre direttamente la pianta magica… da esperto qual è riesce a capire se il prodotto è “puro” o se viene trattato con altre sostanze. Signori stiamo parlando di un grandissimo esperto, uno che andava a fare il prezzo delle foglie di tè in luoghi di produzione lontani… Inoltre essere un Maestro cerimoniere significa conoscere tutti i piccoli dettagli di una cerimonia complicatissima, che può durare anche 8 ore.

Entrare nel museo e nel mondo del Maestro è come passare in un’altra dimensione. Nei suoi due ettari di terreno si coltiva il tè verde bio siculo ma anche diversi altri aromi dell’Isola. Per ottenere questo risultato è arrivata anche la miracolosa terra dell’Etna, luogo in cui Salvo si reca spesso per la raccolta di altre erbe aromatiche, di cui si serve per creare delle combinazioni perfette per le sue tisane. Il progetto di Salvo è comunque in pieno sviluppo… sta costruendo con fatica una nuova sede, sta cercando di arginare un danno procurato dagli enti locali che hanno deviato il corso delle acque piovane proprio sui suoi terreni. Il punto più alto di questo percorso è da non credere: sarà l’installazione di una vera pagoda donata dal Giappone. Invece come al solito nessun aiuto arriva da enti comunali, provinciali, regionali, statali… e beffa delle beffe non essendo riconosciuta la coltivazione del tè in Sicilia, non può godere di particolari agevolazioni.

Che dire, io ho scoperto veramente un mondo straordinario… e viste le notizie di questi giorni mi vien da dire che se i burloni di “Dolce e Gabbana” avessero conosciuto prima Salvo Pellegrino, sicuramente non avrebbero palesemente “cannato” il loro ultimo spot… proprio in Sicilia avrebbero potuto capire che l’Oriente merita approfondimento e tatto.

Allora il mio consiglio è di lasciare per qualche ora le mete più ambite dell’Isola per andare dal Maestro ed immergersi nel suo piccolo mondo zen… io assicuro che superati i primi 5 minuti di perplessità, una volta varcata la porta del museo, sarete catturati completamente dai suoi racconti-insegnamenti, e questa esperienza vi resterà nella mente ma soprattutto nello spirito. Ricordate… al contrario di quanto si allude e si pensa spesso, una Sicilia senza Siculi non lascia traccia nell’anima, così come un Oriente senza la sua filosofia… l’identità è la più grande ricchezza che abbiamo nella nostra Terra di Trinacria, forse ne abbiamo addirittura in eccesso… e come scriveva Bufalino: “né so se sia un bene o sia un male”.

 – http://www.lacasadelte.it/

 

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