I Ciclopi mangiavano “Slow Food”!

Ricetta di Sicilia

Prendete un bel luogo mitico come Acitrezza e metteteci dentro in ordine:

  • tre maestri d’ascia Rodolico “dop”, di cui uno patrimonio umano vivente della regione siciliana;
  • un’Alice Valenti – artista di livello internazionale – unica donna “proveniente” dal mondo della decorazione dei carretti siciliani e anima tra le più nobili di Sicilia;
  • direttamente dalle “pietre” del Castello di Milazzo il grande cantastorie/artigiano Nino Pracanica e la sua preziosa compagna di vita e d’arte Gina Privitera;
  • Un poliedrico escursionista della “Riviera dei Ciclopi” – Giuseppe Puleo – con una emozionante ma sofferta storia di vita alle spalle e un presente/futuro con casetta in riva al mare e barca in legno per portare i turisti nel giro della meraviglia;
  • ed infine – per amalgamare il tutto – un Emigrante innamorato di Sicilia.

Aggiungete una spruzzata di mare fresco, sole q.b. e un pizzico di gioia di bambini. Il risultato? Non sarà di certo “una bella insalata” – come qualche sprovveduto ha definito la Sicilia e i suoi abitanti – ma al contrario un ricchissimo piatto “gourmet” chiamato “Umanità”.

In Sicilia – tra confusione e “problemoni” – esistono tanti piccoli mondi bellissimi: sono le famose “isole nell’isola” citate spesso da Bufalino, Sciascia e Consolo. Orbene 🙂 per una volta incredibilmente questi mondi si sono incontrati spontaneamente. Un momento speciale di questo incontro è rappresentato dalla consegna di una Imago dalle sembianze di un Ciclope, donata a Don Turi e Giovanni Rodolico dal suo creatore Nino Pracanica. In questo gesto è racchiuso anche il simbolico abbraccio tra il Polifemo di Milazzo e quello di Acitrezza. Attenzione però, non sono “accecati” come ci raccontano da millenni: in realtà vedono tutto benissimo e vogliono raccontare una storia diversa, desiderano scrivere una pagina nuova per l’Isola!

E’ proprio in queste giornate che vedo il futuro di questa Terra ancora colmo di Spiranza. A proposito… dimenticavo la famosa barca-gozzo “Spiranza”! C’era anche lei ad assistere al prezioso incontro; era felice… dondolava finalmente nel suo mare sotto gli occhi amorevoli di “mamma” Alice Valenti. Voi adesso ditemi se non è speciale un Gozzo che si può leggere come un libro, guardare come un film grazie al documentario di Riccardo Napoli, che rappresenta l’unione tra il mondo dell’arte e il mondo dei mestieri antichi e che può far navigare in luoghi mitici. Il motivo che la rende preziosa in realtà è un altro: è stato il mezzo per dar voce a persone che improvvisamente si sono sentite perse, veri patrimoni umani viventi che si sono trovati sotto attacco per i soliti interessi economici di pochi e per un concetto di modernità malata. I maestri d’ascia di Acitrezza hanno passato davvero momenti terribili, che solo ad immaginarli scendono le lacrime. All’improvviso il loro mondo stava per sparire, hanno ricevuto un attacco spaventoso da quegli enti statali che invece dovrebbero tutelare questi patrimoni in via di estinzione. Però questa è gente di mare e di fatica, abituata alle difficoltà e agli imprevisti… dopo un attimo di smarrimento hanno reagito con la loro immensa dignità, con la forza e la consapevolezza che le generazioni passate dei maestri d’ascia di famiglia hanno tramandato nel loro “dna”.  Così a distanza di un anno sono cambiate molte cose e in positivo per fortuna. Lo storico cantiere navale Rodolico adesso ha una nuova vita e si è popolato di artisti e bambini, ha iniziato a ricevere l’attenzione della gente del posto, vive sotto l’ala protettrice e vigile del Centro Studi di Acitrezza. Persino gli enti locali stessi hanno riscoperto l’importanza di questa realtà: hanno capito che queste persone rappresentano una parte importantissima dell’identità stessa di Acitrezza, attribuendo a Don Turi dei riconoscimenti ufficiali.

Che splendida giornata Signori! Culminata in un’improvvisata ode a Matri Sicilia e nell’immancabile Leggenda di Colapesce, in questo caso raccontata straordinariamente solo con la mimica e il marranzano dal nostro Kuntastorie di fiducia… un sigillo di emozioni a questo evento unico.

Ma ormai si sa che i miei incontri in Sicilia, così come in qualsiasi altra occasione, non possono che concludersi a tavola. Se poi si è “a Trizza” è quasi un obbligo consumare un pasto a base di pesce fresco vista mare. Per intenderci questa è la Terra – anzi il mare – della preziosa “masculina da magghia” – acciuga dal gusto unico pescata ancora con una tecnica usata ai tempi di Omero e anche presidio tutelato da “Slow food”-. Luogo di pescatori è questo, pensate che per il legame con il mare i Trezzoti sono anche soprannominati “uomini dai piedi salati”. Sul posto è presente un noto mercato del pesce che propone un’offerta di prodotti di mare freschi che poi potrete ritrovare nei numerosi ristoranti della zona. Io ne ho provati due negli ultimi mesi: le trattorie Il Nespolo e I Malavoglia da Paolino. Accompagnato da gente del posto ho avuto la fortuna di assaggiare antipastini, fritture di paranza e primi a base di pesce davvero deliziosi. Quando è il periodo giusto non perdetevi l’esperienza di una “pasta ai ricci di mare”… vi farà sentire il mare in bocca.

Assicuro turisti e visitatori che ci sono molti altri motivi per fare un giro ad Acitrezza, non ultimo la simpatia naturale dei suoi abitanti che vi farà sentire a casa. Il mio consiglio è di vivere la Riviera dei Ciclopi anche dal mare… immancabile l’emozione di un giro in barca con Giuseppe Puleo di SailingTour. Giuseppe vi accompagnerà navigando in questo mare spettacolare e vivo, raccontandovi i segreti del luogo in un magnifico giro tra faraglioni di lava, la poco conosciuta riserva naturale della Timpa e i piccoli borghi di pescatori di Santa Maria la Scala e Santa Tecla.

Ma se alle vostre esigenti voglie di viaggiatori ciò non bastasse allora rivolgete lo sguardo poco oltre Acitrezza… Vedete là quella che sembra quasi un’immensa prua di una nave pronta a salpare? In realtà è l’affascinante Castello di pietra nera di Acicastello. Oltre alla invidiabile posizione ed alla particolarità del Castello di pietra lavica, al suo interno è contenuta anche una cappella bizantina e un orto botanico di piante grasse. Andate oltre però, cercate all’interno il mitico custode/cantastorie del posto… assicuro che anche qui la visita diventerà un’altra di quelle esperienze che vi lasceranno qualcosa in più rispetto a quello che potreste trovare in giro per il mondo.

Tutto ciò ancora non è sufficiente a soddisfare la vostra smania di turisti in cerca di emozioni? Allora propongo “l’esperienza definitiva”: “u pisci a mari“! In occasione dei festeggiamenti del Santo patrono infatti si svolge una manifestazione che risale addirittura al 1750. Si tratta di un rito propiziatorio messo in scena dai pescatori locali, impegnati nell’intento della pesca del pescespada. In questo caso il pesce è “impersonato” da un uomo abilissimo nuotatore che vende cara la pelle, prima nascondendosi tra le barche e poi sfuggendo alla “cattura” seppur arpionato. Insomma un altro esempio di quel grande teatro di strada che continuamente si recita in Sicilia… e speriamo che questi riti così particolari durino per sempre, per ricordarci da dove veniamo e per far rivivere le generazioni passate.

Signori che dire, arrivo quasi senza fiato alla fine di questo “racconto” e diario di viaggio. Io ho detto la mia, adesso andate a “Trizza” e dite la vostra verificando di presenza le mie impressioni. Ricordate però che sta a Voi percepire le sfumature dei luoghi visitati, ricercarne la vera essenza, capirne i popoli che li abitano… perché ognuno vive le esperienze con il proprio sentire.

Signori i Ciclopi vi aspettano ad Acitrezza… non mangiano uomini, mangiano slow food!

p.s. Perdonate il pessimo tentativo iniziale di attirare l’attenzione utilizzando la moda del momento legata al “cibo, ricette e piatti gourmet”.

altri link: Museo La Casa del Nespolo

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. amleta ha detto:

    Mare, acciughe, simpatia…..ah che nostalgia!!!!
    Io quando sento l’odore di mare qui, portato dal vento, mi vengono le lacrime.
    E i pescherecci che vedevo da bambina e mio padre che mi spiegava come cucivano le reti, e lui che non c’è più e non sono più nella mia terra e la tristezza qui,,la tristezza di stare in mezzo a gente che non canta mai, mi sta facendo sprofondare.
    Cerco il mare nei miei sogni e vado a nuotare per ricordarmi che nacqui sirena e ora sono “incatinata”.

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    1. raccontodisicilia ha detto:

      Ti capisco… Racconto di Sicilia nasce proprio per questo, per salvarmi: “raccontare per non morire” come la Sherazade delle Mille e una Notte.

      Piace a 1 persona

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