Il Cammino di Randazzo e un musicista chiamato “Vento”.

Per campare felice “nutritemi” di umanità, famiglia e d’amicizia…. ma anche di pane casareccio, fave fatte a “macco”, nerello mascalese e un gratificante cannolo di tanto in tanto – anche “scomposto” -. Per digestivo da tutti i mali pensieri quotidiani, offritemi semplicemente una “vista mare dall’alto” e un pizzico di “meraviglia”.

Ecco perché un giorno, seguendo un cammino che dal mare porta alla montagna, mi  ritrovai nel magnifico borgo di Randazzo… e fu amore a prima vista!

Il territorio vulcanico circostante è spettacolare… e pensare che nta’ l’Etna – o Mongibello che dir si voglia – questa terra di fuoco nel corso dei millenni restituisce ogni ben di dio: vini preziosi, olio, agrumi, fragoline, pistacchi, fichi d’india, erbe aromatiche, verdure selvatiche etc. L’aridità nel tempo si trasforma in divina fertilità; una lenta metamorfosi che trasforma la tragedia e la distruzione in rinascita e ricostruzione, utilizzando la stessa materia che ha causato la distruzione.

Ho saputo che a Randazzo nell’antichità passarono greci, latini e lombardi; nacquero tre quartieri e tre magnifiche chiese in pietra “nera”, che lasciano a bocca aperta. Sempre a Randazzo “oggi” è passato un lombardo di madre sicula. Iddu ha fatto un percorso di vita strano… incredibilmente ha lasciato Milano per andare a “lavorare” in Sicilia. Ma ci credete?! Probabilmente giunto a Randazzo ha capito subito che questo era il luogo ideale per far nascere la sua “Casa della Musica e della Liuteria medievale“… ed io, curioso come sono, non potevo non andare a trovarlo. Giuseppe Severini è uno straordinario liutaio, ha creato la sua “bottega artigiana” dall’atmosfera medievale particolarissima. Una visita alla sua “casa della musica” vale il viaggio, un’esperienza difficilmente ripetibile in altri luoghi.

Confesso di essere stato rapito da un suono che arriva direttamente dalla natura… perché qui anche il “Vento” è un musicista di altissimo livello e regala una melodia che sembra provenire da un mondo lontano lontano. Il vento sembra accarezzare il suo strumento, che come Beppe insegna deve avere la giusta collocazione, la giusta inclinazione e dev’essere impostato su un’unica nota: è l’Arpa Eloica. Questo strumento, seguendo alla lettera le avvertenze del suo creatore, può essere riprodotto anche con due semplici chitarre. C’è solo un problema… dovete sapere che il vento è un artista vanitoso e libero, non esegue la sua musica a comando o dietro compenso, suona solo quando minchi@ gli pare a lui e quando sente di avere la giusta ispirazione. Bene, è chiaro ormai che anche il vento di Sicilia mi è affezionato e capisce le mie esigenze: mi ha reso omaggio con la sua coinvolgente melodia.

In questa liuteria è una continua sorpresa vedere e ascoltare degli strumenti mai visti prima creati dal nostro “mago liutaio”… alcuni di questi ci riportano addirittura a Santiago de Compostela e al suo famoso “cammino”; un cammino nella storia che grazie a Beppe Severini ho percorso anch’io, attraverso i suoni e la conoscenza di alcune fasi della lavorazione del legno. Per esempio ho capito che niente è come sembra, negli strumenti ciò che sembra di difficile realizzazione è in realtà la parte semplice, ciò che sembra semplice è difficile. Il suono finale di uno strumento è questione di precisione ed equilibrio, basta un niente per stravogerlo. Ho constatato che il legno che a Beppe dà maggiori soddisfazioni è il cedro: sprigiona dei profumi avvolgenti che rendono la creazione di uno strumento più che un lavoro una seduta di rigenerante aromaterapia.

Giuseppe Severini è da ringraziare… un borgo medievale come Randazzo ottiene un valore aggiunto non trascurabile anche per merito di questa particolare “bottega” artigiana. Attraverso la creazione di strumenti antichi, il visitatore viene catapultato in epoche lontane: semplicemente con il “suono”, il legno e le sue forme; tutto questo dà alle pietre medievali di questo magnifico Borgo una vita più “vibrante” e varia, che crea ulteriore e maggiore coinvolgimento.

Saluto a malincuore il nostro prezioso Liutaio e m’incammino per il Borgo… ma che meraviglia! Questi campanili antichi, la “Via degli Archi” con le sue prospettive, i palazzi, i musei, i vicoletti e ancora le pasticcerie, i negozi di prodotti tipici, il pane caldo, le trattorie. A Randazzo ci sono stato diverse volte ma Signori, non so com’è e come non è, mi capita sempre di scoprire qualcosa di diverso e particolare. In Sicilia spesso le cose straordinarie s’incontrano per caso… per esempio mi sono “imbattutto” in un’antica “barberia” come quelle di una volta, con pezzi unici che hanno catturato subito la mia attenzione. All’interno un anziano barbiere al lavoro e il suo cliente appena rasato e dall’aria soddisfatta. Solo poco dopo, rincorso da un ragazzo che aveva notato la mia curiosità, ho scoperto che avevo immortalato lui: il barbiere più longevo d’Italia! Don Peppino ha 92 anni ed è ancora in attività, i suoi clienti assicurano la mano ferma come un tempo. Al mattino il nostro Figaro siculo raggiunge il suo negozio ancora in bici o su una vespa 150. Sarà merito dell’aria pulita e del cibo di Randazzo… e non so perché ma quest’aria pulita e questa girandola di meraviglia ha fatto venire una gran fame anche a me.

A Randazzo per fortuna sono presenti diversi ristoranti che offrono una cucina improntata sui prodotti del vulcano… in centro paese, dalla caratteristica location, è presente “San Giorgio e il Drago”. Appena fuori dal Borgo, circondati da magnifica natura e dall’affascinante vista Etna, si può sostare da Veneziano o da “Etna quota mille“… ed è proprio quest’ultimo che ho avuto il piacere di provare. Dico solo che gli antipastini, per bontà e qualità, valgono un pranzo completo; proseguendo anche i primi sono all’insegna dell’impronta etnea. Ricca la cantina di vini del territorio, prezzi ottimi per rapporto qualità-quantità, servizio attento, arredi e contesto naturalistico perfetti! Una soddisfazione!!

Saluto quindi Randazzo, sazio di emozioni e di buon cibo, ringraziando ufficialmente anche il clima di Sicilia… che mi ha permesso di vivere una calda giornata anche a Dicembre e a mille metri d’altitudine. Anche mucche, caprette e asinelli ringraziano sentitamente, perché questo clima permette loro di pascolare liberamente anche d’inverno, godendo a tratti anche di una meravigliosa vista mare dall’alto. In molti altri luoghi, finita l’estate, le povere “vestie” sostano in fila nelle stalle nell’attesa che si compia il loro destino… rendendo così non la morte la vera tragedia ma la vita stessa.

Andando via mi sembra di sentire ancora quel suono inebriante dell’arpa eolica… e questo suono ancestrale lo immagino – così come ha fatto Orazio Bisazza – avvolgere la vallata di un altro Borgo antico in cerca di rinascita… Signori è ora di andare a Borgo Pantano!

Come nella mia vita, poche sono le certezze che ritornano in questo lungo – e forse confuso – racconto e/o elenco di fatti strani: “la Sicilia, l’emigrante e l’umanitati”.

p.s. ringrazio Sergio Messina che mi ha accompagnato piacevolmente in questa avventura… da abile escursionista, chitarrista, bassista – e persona sensibile qual è – ha contribuito nel farmi scoprire dettagli importanti che altrimenti non avrei compreso. Inutile, buon sangue non mente… è mio Cugino! Ringrazio anche l’amico Orazio per la presedente visita… perché gli amici si scelgono.

12 commenti Aggiungi il tuo

    1. raccontodisicilia ha detto:

      Cara Giuliana… Grazie a te per l’attenzione.

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      1. Giuliana ha detto:

        Eh, la mia Sicilia! Come si vive senza?

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      2. raccontodisicilia ha detto:

        Si soffre… ma io me la porto sempre addosso.

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      3. Giuliana ha detto:

        Io non potrei starci lontana 💔

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  1. rosalbataibi di Sole di Sicilia ha detto:

    Stupendo articolo! Viene viglia di visitare Randazzo..

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    1. raccontodisicilia ha detto:

      Perfetto, era proprio quello che volevo 🙂 Grazie p.s. e per dare un’idea del significato di “macco” segnalo il vostro articolo https://soledisicilia.fr/2018/11/01/ricetta-minestra-di-fave-secche-e-cavoli/

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  2. rosalbataibi di Sole di Sicilia ha detto:

    Ma grazie! Ci fa molto piacere!😊

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  3. Giovanni Augello ha detto:

    Grazie per raccontare di una meravigliosa parte d’Italia di cui forse non si parla abbastanza 🙂

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    1. raccontodisicilia ha detto:

      Grazie per l’attenzione! Diciamo che o non si parla abbastanza o si parla abbastanza male.

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